venerdì 28 febbraio 2014

26 febbraio 2014: esposizione del codice Palatino 313, il manoscritto originale della prima Divina Commedia miniata



Lo scorso 26 febbraio  nell'inaspettata -e meravigliosa- cornice della loggia del Primaticcio a Palazzo Firenze, si è svolta la presentazione del Palatino 313 (in prestito eccezionalmente dalla Biblioteca Nazionale di Firenze) e del suo consultabile del fac-simile.





Il codice Palatino 313 è una delle prime edizioni miniate della Commedia, contiene 37 miniature di gusto giottesco attribuite alla bottega di Pacino di Buonaguida.

La presentazione è avvenuta con la collaborazione della società "IMAGO" (realizzatrice dell'opera), dell'archivio di Stato, e della società Dante Alighieri.


L'esposizione è risultata singolare in quanto erano esposti a confronto, e nello spazio di pochi centimetri l'uno dall'altro, l'originale Palatino 313 (di valore inestimabile) e la suddetta copia che era possibile sfogliare.














lunedì 24 febbraio 2014

Musèe D’Orsay - Capolavori



Gae Aulenti nell'edificio.
La mostra in scena al Vittoriano, si presenta come una panoramica sulle collezioni del famoso museo parigino. Il punto di vista adottato prescinde dall’esaltazione di artisti e opere, permettendoci un viaggio che attraversa tutto il 1800 per arrivare ai primi del 1900, in cui è evidente il cambiamento che ha messo fine alla concezione di pittura intesa in senso classico. Introduce la storia del museo stesso, passato da stazione di lusso, a hotel, a penitenziario improvvisato durante la seconda guerra mondiale fino alla rielaborazione a museo diretta dalla grande e da poco scomparsa Gae Aulenti. 

Ben 63 opere ci accompagneranno in un percorso che evidenzia come il dipingere accademico venga pian piano soppiantato da nuove tecniche, nuovi temi, e come la pittura passi da impeccabile esercizio di tecnica a modo per raccontare la realtà quotidiana in dinamico mutamento. Le veneri vengono sostituite da prostitute, ballerine o semplici spettatori di teatro, i santi da portatori di carbone, aborigeni e contadini.  

Alexandre Cabanel - Thamar

Paul Guigou - Lavandière
Paul Gauguin - Le repas













lunedì 2 dicembre 2013

Robert Capa a Palazzo Braschi in occasione del settantesimo anniversario dello sbarco degli alleati in Italia.


Sabato ho visitato la mostra dedicata a Robert Capa, colui che può essere considerato il padre del fotogiornalismo. Egli visse infatti la maggior parte della sua breve vita nei campi di battaglia, scattando oltre settantamila foto; la passione per il suo lavoro e per la fotografia gli costerà però la vita: nel 1954, durante la Prima guerra d'Indocina, Capa morì posando il piede su una mina anti uomo.
La mostra di Palazzo Braschi, intitolata “Robert Capa in Italia, 1943-1944”, intende testimoniare l’attività del fotoreporter in Italia tra il luglio 1943 e il febbraio 1944, quando  seguì ed immortalò gli avvenimenti bellici nel nostro Paese dallo sbarco degli alleati in Sicilia. 
Nella prima sala, ad accogliere lo spettatore è una fotografia ritraente Capa che sembra voler accompagnarci lungo il percorso espositivo e raccontarci delle atrocità che ogni guerra provoca; dalla Sicilia, passando per Salerno, Napoli, Cassino, fino ad Anzio le immagini in bianco e nero immortalano la distruzione come Donna tra le rovine di Agrigento, la paura, evidente in Bambini fuggono su una strada rocciosa (Sicilia) e Donne fuggono dai combattimenti (Cassino), la morte, raccontata dalle toccanti foto Funerale di venti liceali al Liceo Sannazaro. Madri piangono per i loro figli. (Napoli), nonché dalle parole del diario dello stesso Capa, “Questi bambini avevano rubato armi e proiettili e combattuto i tedeschi.. mi tolsi il berretto e presi la macchina fotografica, puntai l’obiettivo sui volti delle donne distrutte dal dolore che stringevano in mano le foto dei loro figli morti”.
Molte foto sono testimonianza di grande solidarietà e umanità nei momenti più difficili come Un uomo porta in braccio una bambina ferita (Sicilia), Un soldato americano benda il piede di un pastore ferito (Cassino) o Medici assistono un soldato americano (Anzio).
Donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943

Un uomo porta in braccio una bambina ferita, 1943

Accanto a queste immagini di terrore Capa immortala anche i momenti in cui si cerca di ritrovare un po’ di normalità e di strappare un sorriso ai più piccoli, a mio parere foto significative in tal senso sono Due autisti donna lavorano a maglia vicino all’ambulanza in una pausa tra i combattimenti (Cassino) e quella in cui un uomo chiacchiera con una bambina tra le macerie (Sicilia).

Capa nei campi di battaglia, armato solo della sua macchina fotografica, raccontò la guerra dei soldati e della gente comune che, vittime della stessa strage, lottarono per ritornare a vivere. 

Anna Carla Angileri.

La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio 2014

martedì 26 novembre 2013

Le Gemme dell’Impressionismo in mostra a Roma


“Dipingo le cose come sono. Non aggiungo nessun commento. Io registro.” 
                                                                                      Tolouse Lautrec 
                                                                                


“Non faccio ritratti, dipingo la gente nel loro ambiente , nella loro casa.”
                                                                                              Édouard Vuillard


Giorni fa ho visitato la mostra “Gemme dell’impressionismo” al Museo dell’Ara Pacis di Roma; è un’occasione imperdibile poiché si tratta dell’unica tappa europea del tour che porta per la prima volta fuori dalle sale della National Gallery of Art di Washington le opere che raccontano il movimento impressionista attraverso i suoi più illustri esponenti.   
Cogliendo i fiori_Renoir
In mostra sono esposte  68 opere disposte in sezioni tematiche; ho ammirato incantevoli paesaggi tra cui Cogliendo i fiori di Renoir con la sua intima atmosfera, Paesaggio marino di Seurat caratterizzato dalla tecnica del Pointillism e  Campi di fiori in Olanda di Van Gogh che appare realistico nonostante la tecnica utilizzata sia impressionista, immagini rappresentative della vita modaiola del tempo sono le Ballerine di Degas rappresentate dietro le quinte e Bambina con la sciarpa rossa di Vuillard, mentre tra le nature morte degno di nota è il Panetto di burro di Vollon a cui l’artista riesce a conferire morbida consistenza. 


   Campi di fiori in Olanda_Van Gogh                     Bambina con la sciarpa rossa_ Vuillard

La sezione più interessante, a mio parere è quella dedicata all’autoritratto; Fantin-Latour, Degas, Vuillard e Gauguin ci offrono intense e intime immagini di se stessi.

Paul Gauguin_Autoritratto dedicato a Carrière


L’esposizione, che sarà aperta fino al 23 Febbraio 2014,  è stata realizzata nell’ambito del programma di scambio internazionale che porterà il Galata capitolino in America.

Anna Carla Angileri








martedì 19 novembre 2013

Re-made in Italia, Duchamp riconquista Roma.

Domenica ho visitato alla GNAM, Galleria d’arte moderna di Roma, la mostra dedicata a Marcel Duchamp, colui che rivoluzionò il concetto stesso di arte per aver ideato i Ready made, oggetti fabbricati in serie,“già fatti”, che vengono elevati al rango di opere d’arte perché sono stati scelti dall’artista, prelevati dal loro usuale contesto e inseriti in uno spazio artistico quale può essere un museo o un’esposizione.

Ruota di bicicletta.
La mostra è stata realizzata per festeggiare i 100 anni del primo Ready Made, Ruota di bicicletta e ricordare la prima personale di Duchamp a Roma; infatti nel 1965, Dino Gavina, imprenditore tra i più importanti nel settore dell'arredamento e del design, in occasione dell’apertura del suo nuovo show-room di via Condotti, aveva proposto al padre dell’arte contemporanea di riprodurre li le sue opere, il titolo della mostra “Re-made in Italia” intende quindi alludere sia ai Ready made che al rifacimento in Italia di quelle opere.
Visitando la mostra, oltre agli oggetti “già fatti” tra cui il già citato Rue de bicyclette, il celebre Orinatoio Fountain e Hat Rack  ho ammirato altre opere, molte dedicate all’amato gioco degli scacchi, la Monna Lisa rasata, soggetto più volte ”profanato” da Duchamp  e intitolato L.H.O.O.Q. cioè Elle a chaud au cul che significa "Lei è eccitata” e  Boite en valise, il famoso museo portatile; tale opera, a mio parere, è la più importante della mostra perché da la possibilità, a noi spettatori, di avere una visione complessiva del lavoro di Duchamp, si tratta di una valigia Louis Vuitton contenente una selezione di 70 tra le opere più importanti riprodotte in miniatura, essa è dunque un’autobiografia dell’artista.

          Fountain                  Hat Rack    

Boite en valise.

Sono esposte anche opere di artisti che sono stati ispirati da Duchamp nonché la Joconde, opera dell’amico Man Ray, che ritrae “provocatoriamente” Leonardo intento a fumare.
A chiudere il percorso espositivo è una foto di Baruchello che ritrae Duchamp davanti al Grande vetro o  “La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, anche”, opera dai significati complessi e di non facile descrizione e  una sezione video con l’ipnotico Anemic Cinema.
La mostra sarà aperta fino al 9 febbraio 2014.


Anna Carla Angileri


Orario: da martedì a domenica ore 10.30 - 19.30

Biglietti
intero € 10,00
ridotto € 8,00