martedì 17 giugno 2014

Il corpo femminile nell’arte del’ 900 in mostra alla Gnam

La Galleria nazionale d’arte moderna (Gnam) di Roma presenta la mostra “La forma della seduzione. Il corpo femminile nell’arte del’ 900”. Il percorso, caratterizzato da 130 opere tra dipinti, sculture e collage, si articola in 5 sezioni che intendono indagare le diverse forme di seduzione che il corpo femminile ha esercitato su alcuni dei maggiori artisti del’ 900.  Ad aprire la mostra è la sezione “Le belle apparenze”, i cui protagonisti sono il “Nudo sdraiato” di Amedeo Modigliani dalle linee sinuose e la posa languida e le accattivanti donne fotografate da Man Ray
Nella seconda sezione “Seduzione/Sedizione" il corpo femminile scompare poco a poco; deformato, destrutturato,  ridotto a pure forme geometriche, esso appare ancora capace di attrarre e catturare l’attenzione dello spettatore, a rivelarlo sonoRagazze a Palermo” di Guttuso, il “Nudo femminile” di Montanarini e la “Cassandra” di Pranpolini.

Ragazze di Palermo - Guttuso

L’esposizione continua rivelando la seduzione provocata dall’Oggetto del desiderio; le opere qui esposte dimostrano l’interesse da parte dell’artista per particolari anatomici a forte valenza erotica come rivelano ancora una volta i nudi di Man Ray nonché la passione per l’oggetto-feticcio, opere significative a tal proposito sono la “Donna-scarpa” di Salvador Dalì e “Gant de femme” di Breton. 

Gant de femme - Breton
Fragrante delices - Elleouet
















La sezione “La bella e la bestia” allude invece all’incontro della figura umana con quella animale o comunque non umana, protagoniste indiscusse di questa sezione sono “Poupee borgne” di Arp, “Fragrante delices” di Elleouet e “Scene bacchiche” di Picasso. A chiudere la mostra è la sezione intitolata “Bella addormentata”, a sedurre qui è il corpo che giace abbandonato al sonno  fra vulnerabilita' e passivita' come dimostrano “Diana addormentata nel bosco” di De Chirico e “La bella addormentata” di Umberto Baglioni. La mostra sarà aperta fino al 5 ottobre 2014.


Diana addormentata nel bosco - De Chirico
Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.30 - 19.30 

5 giugno - 5 ottobre, 2014


Biglietti:   
Integrato Galleria/Esposizioni temporanee:
intero:  € 12,00
ridotto: € 9,50



Anna Carla Angileri
               

lunedì 12 maggio 2014

Street art metro Spagna


La street art giunge a Roma animando la stazione della metro Spagna

Roma, imitando timidamente le altre capitali d’Europa, si apre alla street art.
Sei graffitisti francesi si sono dati appuntamento nella capitale italiana per trasformare gratuitamente la centralissima stazione metropolitana di Piazza di Spagna, una delle più frequentate da romani e turisti, in una galleria d’arte contemporanea.
Il lungo e freddo tunnel della metro si è così trasformato in una grande tela bianca che gli street artists hanno colorato realizzando, tra le altre, immagini raffiguranti il muso di un gattone (immagine simbolo dell’iniziativa),  un bambino intento a svelare la bandiera della pace e il  volto di papa Francesco con il pollice in su che, realizzato all’ingresso della metro, accoglie i turisti che stupiti si fermano a guardarlo quasi fosse reale.
















domenica 4 maggio 2014

L’ARTE DEL COMANDO. L’EREDITA’ DI AUGUSTO

In occasione del bimillenario della morte dell’imperatore Augusto, è allestita, fino al 7 settembre 2014, un’interessante mostra nelle sale espositive dell’Ara Pacis, maestoso monumento voluto proprio da Augusto per celebrare il lungo periodo di pace raggiunto durante gli anni del suo impero.



Ho visitato le 12 sezioni della mostra, ognuna delle quali propone un tema o un’epoca storica in cui è evidenziato il lascito ideologico e morale di Augusto nel corso dei secoli, dall’antica Roma sino al Novecento, attraverso l’esempio di grandi personaggi come Costantino, Federico II, Carlo V, Napoleone, rappresentati in dipinti, sculture, incisioni, monete e mosaici.
Il Garofalo, Apparizione della Vergine 
ad Augusto e alla Sibilla (1544)
Nella prima sezione Cesare Ottaviano Augusto e l’elaborazione del mito, mi ha colpito la riproduzione ad acquerello su carta (gli originali sono conservati al Museo Nazionale di Palazzo Massimo alle Terme) di un ciclo di pitture murali provenienti dal cosiddetto Colombario dell’Esquilino, sepolcro del generale Statilio Tauro, amico di Augusto e con lui trionfatore nella battaglia di Azio. Queste pitture narrano episodi legati alle origini di Roma, come il Ritrovamento di Romolo e Remo e la Costruzione di una città, e sono caratterizzate da un forte realismo sia nei colori che nella ricerca del particolare iconografico.

Molto particolare, nella quarta sezione, Dall’Ara Pacis all’Ara Coeli, è un dipinto del Garofalo, Visione di Augusto, proveniente dai Musei Vaticani. In questo dipinto è rappresentato il momento in cui, secondo una leggenda, la Madonna sarebbe apparsa ad Augusto (l’imperatore non era cristiano) nel luogo indicatogli dalla Sibilla Tiburtina che coinciderebbe con quello dove oggi sorge la chiesa dell’Ara Coeli sul Campidoglio.
Il capolavoro della mostra, che vi consiglio di non perdere, è un dipinto di Rubens, Il ritrovamento di Romolo e Remo del 1612, che rappresenta l’episodio della lupa che allatta i due gemelli, tratto dall’Eneide di Virgilio. Molto particolare è la presenza nel dipinto di un piccolo picchio: l’uccellino offre a Romolo tre ciliegie, simbolo della Passione di Cristo; tale gesto si ricollega ai committenti del dipinto, i re di Spagna Alberto e Isabella, e quindi celebra la pax hispanica tra cattolici e protestanti, raggiunta proprio in quegli anni della prima metà del Seicento.
Mi è piaciuto molto anche un dipinto esposto nella decima sezione, dedicata all’Arcadia: Erminia tra i pastori di Giovanni Lanfranco, che rappresenta un episodio tratto dalla Gerusalemme Liberata di Tasso, nel quale l’eroina si toglie l’elmo, mostra ai pastori i suoi capelli biondi e presso di loro troverà la pace a lungo cercata.

Rubens, Il ritrovamento di Romolo e Remo (1612)

Il percorso della mostra si conclude con un’interessante serie di fotografie che documentano gli scavi archeologici effettuati a Roma a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, con il ritrovamento dei resti dell’Ara Pacis ed i lavori per la sua ricostruzione.
La mostra è visitabile da martedì a domenica, dalle ore 9.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18,00) ed il biglietto di ingresso costa 12 euro. Non è necessaria la prenotazione.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale.

Valeria Puccio


martedì 8 aprile 2014

GIACOMETTI, LA SCULTURA

Uomo che cammina
Nella splendida cornice della Galleria Borghese, è allestita la mostra Giacometti, la scultura, interessante selezione delle opere realizzate dallo scultore svizzero Alberto Giacometti (1901-1966).
In un particolare contrasto tra antico e moderno, le sculture in bronzo di Giacometti esprimono il dramma dell’uomo contemporaneo nella sua solitudine esistenziale.
Il percorso della mostra comprende anche opere mai esposte prima in Italia, come i Busti d’uomo, Uomo che cammina, Donna sdraiata, Donna sgozzata e la singolare Donna Cucchiaio. Le figure esili, allungate, monumentali nella loro essenzialità, incedono nello spazio o si ergono quasi come degli alberi di una foresta, tanto che la particolare lavorazione del bronzo ricorda la superficie rugosa di un tronco ligneo.


Donna Cucchiaio.
La Donna Cucchiaio, databile al periodo cubista dello scultore (1925 circa), durante il quale è presente anche il ricordo dell’arte primitiva, è caratterizzata da una forma essenziale e stilizzata, quella appunto del cucchiaio: il viso è costituito dalla cavità, il corpo dal manico del cucchiaio stesso.
Il percorso della mostra si conclude nella pinacoteca, dove sono esposti i disegni preparatori di alcune sculture, come Nudo maschile e Ritratti di figure femminili.



Giacometti nel suo atelier


La mostra è visitabile fino al 25 maggio, dal martedì alla domenica, dalle ore 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 17), con prenotazione obbligatoria del biglietto al numero 0632810.

Valeria Puccio

VEDUTISTI TEDESCHI A ROMA TRA IL XVIII E IL XIX SECOLO

A Palazzo Braschi, l’ultima mostra del ciclo Luoghi Comuni, propone una serie di opere di Vedutisti tedeschi del XVIII e XIX secolo, che ritraggono Roma e la sua Campagna. Si tratta di  artisti riuniti nel salotto culturale romano di Angelica Kauffmann, che nella sua dimora in via Sistina ospitò personalità quali J.P. Hackert, J.W.Mechau, J.C. Reinhart, J.A. Koch.
Entro nel vivo della mostra e mi danno il benvenuto le vedute di Jacob Philip Hackert, in cui rintraccio l’impostazione classicista di N. Poussin a Cl. Lorrain e la descrizione minuziosa del paesaggio. Dell’autore vi mostro Le cascate del Velino e la Veduta delle Basiliche di San Giovanni e Santa Maria Maggiore da Villa Costaguti.

J.P. Hackert - Le cascate del Velino.
1790-1799, acquaforte.


J.P. Hackert - Veduta delle Basiliche di San Giovanni e Santa Maria Maggiore da Villa Costaguti. 1790, acquaforte.




Anche Jakob Wilhelm Mechau subisce l’influenza di Claude Lorrain, oltre che dello stesso e Ph. Hackert, e si specializza nel paesaggio storico. Propongo due acqueforti : i Resti degli acquedotti dell'Acqua Marcia e Claudia a Porta San Giovanni, per il paesaggio storico e Ponte Molle, dove la campagna è rappresentata come una realtà incontaminata, secondo la tradizione artistica del paesaggio ideale di Lorrain.

J.W. Mechau - Resti degi acquedotti dell'Acqua Marcia e
 Claudia a Porta San Giovanni. 1798, acquaforte.

J.W. Mechau - Ponte Molle. 1792, acquaforte.

J.A. Koch - Dagli Orti Farnesiani in Roma.
1810, acquaforte.
Ritrovo nel paesaggista Joseph Anton Koch, autore di cosiddetti paesaggi eroici, lo stesso richiamo al modello classico e all’osservazione attenta del paesaggio, inteso però in senso romantico. Cattura la mia attenzione l’acquaforte Dagli Orti Farnesiani in Roma, in cui gli Orti vengono incorniciati da un  arcobaleno che unisce la tradizione classica a quella cristiana, cioè un monumento antico alla Basilica di San Giovanni.
Vi è poi Johann Christian Reinhart che ritrae i paesaggi di Roma e della Campagna Romana sempre animati da personaggi nei tipici costumi e mi colpisce la visione particolare che Albert Christoph Dies esprime nell’acquaforte Muro Torto.


A.C. Dies - Muro Torto. 1792, acquaforte
Insieme a loro sono in mostra importanti opere di altri autori quali F.W. Gmelin, K.A. Lindermann Frommel, Ferdinand Becker, Ludwig Haach e Franz Knebel, che insieme ai primi artisti hanno sentito e vissuto l’esperienza italiana e soprattutto romana come indispensabile completamento della loro formazione artistica.


La mostra resterà aperta fino al 28 settembre 2014 presso il Museo di Roma - Palazzo Braschi
Sito ufficiale


Paola Cusumano