lunedì 25 aprile 2016

Riaprono l'area archeologica e l'Antiquarium di Lucus Feroniae e la Villa dei Volusii.

Sabato 23 Aprile, a Capena, è stato inaugurato il rinnovato Antiquarium dell'area archeologica di Lucus Feroniae.
Il riallestimento della struttura rientra in un più ampio programma di valorizzazione del territorio di Capena e Fiano Romano, attuato attraverso il collegamento tra due siti archeologici di estremo interesse. Infatti, grazie a un ponte pedonale, che scavalca la Via Tiberina, i visitatori hanno la possibilità di fruire, in un unico percorso, di due aree archeologiche: quella del Lucus Feroniae (comprendente il santuario dedicato a Feronia e la colonia romana Iulia Felix Lucoferonensis) e quella della Villa dei Volusii.
Lucus Feroniae
Villa dei Volusii
In origine parte di un’unica realtà territoriale, i due siti sono conosciuti e indagati da tempo e, in questa occasione, sono stati illustrati con perizia dai Soprintendenti del Lazio e dell’Etruria Meridionale, che ne hanno descritto strutture e fasi storiche.
Ma il vero protagonista si rivela l’Antiquarium, che, nella sua nuova veste, presenta i suoi preziosi materiali, puntando sulla multimedialità e sull’allestimento innovativo delle vetrine.
E così da una postazione multimediale ci accoglie un fedele, che racconta il sacco di Annibale al santuario della dea Feronia del 211 a.C.; e in seguito un magistrato, mentre emana un decreto anti-corruzione nel foro della colonia romana.
Riguardo l’allestimento, colpisce la soluzione trovata per musealizzare le epigrafi. Per quanto riguarda i reperti, invece, in alcune vetrine sono valorizzati da sfondi che li ricontestualizzano; in altre sembrano uscire da un foglio di pergamena appena srotolato, come a voler raccontare essi stessi la loro storia.

Nel ricco apparato espositivo, infine, è doveroso menzionare un monumento funerario con rilievo gladiatorio e la ricostruzione del Sacello degli Augustales.
Monumento funerario, I sec. a.C.
Sacello degli Augustales, I-II d.C.
L’inaugurazione del complesso è solo il primo passo di questo progetto, che ha visto coinvolti numerosi attori: la Società Arcus -finanziatrice del progetto-, la Soprintendenza del Lazio e dell’Etruria Meridionale – sotto cui ricade Lucus Feroniae -, la Società Autostrade – che ha curato la Villa dei Volusii -, i Comuni di Capena e Fiano Romano – sotto cui ricadono rispettivamente l’area archeologica di Lucus Feroniae e la Villa dei Volusii-, le associazioni territoriali e le aziende locali.
Partendo dalla ritrovata unità delle aree archeologiche, il fine ultimo è quello di comunicare il sistema territoriale della media Valle del Tevere e promuoverlo attraverso valide strategie di sviluppo turistico-territoriale.

L'ingresso è gratuito.

Tutte le altre informazioni sono reperibili ai seguenti link:




mercoledì 30 marzo 2016

Caravaggio Experience




Non una mostra, non uno spettacolo, la video installazione dedicata a Caravaggio è una vera e propria Esperienza.



















Dal 24 marzo al 3 luglio la metà del piano superiore del Palazzo delle Esposizioni ospita un percorso interattivo, visivo, sensoriale e acustico insieme, in cui il visitatore è indotto a vedere con occhio diverso i quadri celebri che credeva di conoscere.








L’esperienza inizia un istante prima di entrare in sala, quando si viene avvolti da un profumo un po’ legnoso con note di bergamotto ed erbe aromatiche dal nome di “Maledetto” creato per l’occasione dell’Officina del Profumo di Santa Maria Novella.










Continua a ritmo di musica, l’accompagnamento sonoro è una composizione di suoni duri e drammatici, riverberazioni, silenzi e suggestioni che scandiscono la proiezione dei quadri. In ogni sala su due pareti opposte vengono proiettate non solo le opere, ma anche gli zoom sui dettagli, i disegni e le linee compositive.









L’osservazione e l’esperienza sono complete, si scoprono così particolari sconosciuti, si apprezzano le minuzie del tratto, si ci meraviglia con nuove suggestioni.


L’innovazione in ambito museale è sempre una piacevole sorpresa, ma quando tecnica, arte e capacità di divulgazione si uniscono con questi risultati l’esperienza è assolutamente imperdibile.



Alessandra Florio

domenica 20 marzo 2016

Correggio e Parmigianino: dolcezze ed eleganze del Rinascimento emiliano in mostra a Roma

Correggio: Venere, Mercurio e Cupido
Le Scuderie del Quirinale rendono omaggio al Rinascimento emiliano con la mostra “Correggio e Parmigianino, arte a Parma nel '500”.
Entrando nella prima sala delle Scuderie il visitatore sarà accolto da due immense portelle d'organo, che emergono dall'oscurità, raffiguranti il “Re David” e “Santa Cecilia”, realizzate dal Parmigianino per la Chiesa di Santa Maria della Stecca.
Correggio: Madonna con bambino
L'atmosfera di penombra domina tutte le sale in modo da dare risalto ai capolavori dei due artisti emiliani.
Del Correggio, “il pittore degli affetti”, si potrà ammirare la maestria nel rappresentare sia opere di soggetto mitologico come “Venere con Mercurio e Cupido”, sia opere di tema religioso quali il “Noli me tangere” e la “Madonna con il bambino” che stupisce per l'intimità e la dolcezza dell'intrecciarsi di mani e di sguardi tra la madre ed il figlioletto.
Parmigianino: Madonna di San Zaccaria
L'adesione allo stile manierista del Parmigianino è testimoniato dai corpi allungati e sinuosi dei personaggi sacri e profani delle sue opere; eleganti e raffinati sono i protagonisti della "Madonna di San Zaccaria" così come le donne ideali o mitologiche dipinte dall'artista parmense.
In mostra si potranno ammirare “La Schiava Turca” che in realtà non raffigura né una schiava né una turca ma piuttosto una bellezza destinata al diletto maschile che ci guarda maliziosamente, “Pallade Atena”, che sembra piuttosto una giovane donna del Rinascimento, ci stupisce per l'inconsueta espressione pensierosa mentre la celebre “Antea”, con il suo abito elegante e i suoi gioielli preziosi, volge il suo sguardo enigmatico e conturbante verso lo spettatore.
Oltre ai dipinti sono presenti anche splendidi disegni che ci offriranno la possibilità di avere una visione completa dell'opera dei due maestri emiliani.
La mostra sarà aperta fino al 26 giugno.

Parmigianino: Antea

martedì 1 marzo 2016

Campidoglio. Mito, memoria, archeologia.

Per la prima volta in assoluto il Campidoglio narra se stesso in una mostra allestita nelle sale capitoline di Palazzo Caffarelli, visitabile dal 1 Marzo al 19 Giugno 2016.
Apre, infatti, oggi al pubblico Campidoglio. Mito, memoria, archeologia, che racconta il colle più celebre di Roma, spaziando dai dipinti ai plastici, dai documenti d’archivio alle sculture e agli affreschi, fino ai reperti archeologici. La nota dominante è la rarità e preziosità dei materiali esposti, alcuni dei quali presentati in anteprima assoluta proprio in quest’occasione.
               J. M. W. Turner.
Modern Rome. Campo vaccino. 1839.


È il caso del dipinto Modern Rome. Campo vaccino di J. M. W. Turner, acquistato dal Getty Museum nel 2010 per l’astronomica cifra di 45 milioni di dollari e per la prima volta esposto a Roma. L’opera, datata 1839, apre il primo nucleo espositivo dedicato alle vedute del Campidoglio, catturando lo spettatore attraverso l’atmosfera rarefatta di un paesaggio con rovine dal sapore eterno e immobile, per poi accompagnarlo verso le numerose opere di autori precedenti e contemporanei a Turner, tra cui quelle di Giovan Battista Piranesi, Filippo Juvarra e Luigi Rossini.
E. Proferisce.
Plastico in scala 1:50 dei ritrovamenti
archeologici -scavi Colini. 1925-1926.
Sono degni di menzione anche i tre plastici del Campidoglio, due provenienti dai depositi di Palazzo Braschi e uno dalla Protomoteca capitolina, dal valore un tempo documentario e oggi squisitamente didattico. I primi due, realizzati da Antonio Muňoz tra il 1928 e il 1932, mostrano il colle prima e dopo alcuni degli interventi di isolamento realizzati tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento; il terzo, realizzato da Ermete Proferisce tra il 1926 e il 1927, riproduce in scala 1:50 i ritrovamenti archeologici seguiti agli scavi effettuati da Antonio Maria Colini nel 1925, il più significativo dei quali è una favissa contenente materiale datato all’VIII sec. a.C.
Autore non identificato.
Affreschi dello scalone.
1606-1610 ca.
Il secondo nucleo espositivo è dedicato all’antico Palazzo Caffarelli, di cui sono esposti alcuni affreschi della volta dello scalone, recuperati dai depositi di Palazzo Braschi e scrupolosamente restaurati. Sono datati ai primissimi anni del Seicento e raffigurano motivi a grottesca, paesaggi, scene di caccia e ritratti della famiglia con gli Asburgo, a cui i Caffarelli sono legati sin dal trionfale ingresso a Roma di Re Carlo V nel 1538.
G. Ioppolo
Frammento di colonna del
Tempio di Giove Capitolino.
1960 ca. China su lucido.
Il terzo e ultimo nucleo espositivo si incentra sul Tempio di Giove Capitolino con la ricostruzione di un rocco di colonna, il cui originale in marmo pentelico è situato nei Giardini di Palazzo Caffarelli, significativa testimonianza del tempio in epoca domizianea (fine I sec. d.C.), documentata anche dai disegni di Giovanni Ioppolo, datati 1960.
Chiude la mostra quella che è una vera e propria primizia per gli amanti dell’archeologia: sono presentati, infatti, per la prima volta gli eccezionali materiali rinvenuti negli scavi realizzati tra il 2008 e il 2014 presso il Giardino Tarpeo. Si tratta di un migliaio di frammenti di tegole e terrecotte architettoniche del Tempio di Giove Capitolino, datate dall'età arcaica a quella tardo-repubblicana (dal VI al III sec a.C.), che hanno permesso la ricostruzione del sistema decorativo del più prestigioso e monumentale edificio religioso capitolino dell'antica Roma.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. 
Tutte le informazioni sono reperibili al seguente link 




domenica 21 febbraio 2016

Botero: La Passione di Cristo come immagine della sofferenza contemporanea

Dal 13 febbraio il Palazzo delle Esposizioni ospita la mostra “Via Crucis, la Passione di Cristo”.
Ad essere esposti sono 27 dipinti e 36 disegni realizzati da Fernando Botero tra il 2010 e il 2011. L'artista reinterpreta il tema sacro con grande originalità.
Anche per la rappresentazione di soggetti religiosi Botero non abbandona il suo inconfondibile stile, i corpi appaiono tondi, possenti e imponenti.


Il pittore riesce a fondere abilmente elementi contrastanti; alle espressioni dolenti dei personaggi sacri è contrapposta la vivacità cromatica, i fuxia, i verdi, e i rossi squillanti si impadroniscono prepotentemente dei manti della Madonna, della Maddalena e del San Giovanni, delle vesti degli angeli, del perizoma di Cristo così come delle mura delle case e dei volti dei personaggi circostanti.






L'artista mescola la storia alla contemporaneità: gli aguzzini sono sia antichi centurioni che contemporanei poliziotti in divisa, una Crocifissione ha come sfondo dei grattacieli, in “Cristo e la folla”, immagine simbolo della mostra, il Cristo dolente si trova al centro ma la sua figura isolata in mezzo a quella gente vestita in abiti contemporanei e dai volti indifferenti e ghignanti appare tristemente attuale.

Botero ci offre la possibilità di meditare sul dramma della Passione di Cristo e contestualmente di riflettere sulla condizione umana, sulle ingiustizia e le sofferenza del mondo d'oggi.
La mostra itinerante, già esposta a New York, Medellin, Lisbona, Panama e Palermo sarà visibile a Roma fino al 1 maggio.