venerdì 7 febbraio 2020

Impressionisti segreti diventa un film, al cinema dal 10 al 12 febbraio


Gli appassionati d’arte non potranno perdere il film evento “Impressionisti segreti”, nei cinema solo il 10, l’11 e il 12 febbraio.
Il docu-film ci darà la possibilità di entrare virtualmente nelle sale di Palazzo Bonaparte, aperto al pubblico solo da pochi mesi, e di immergerci nelle opere degli Impressionisti, poiché la sua apertura è stata celebrata proprio con la mostra dedicata agli “Impressionisti segreti”.
Residenza romana di Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, Palazzo Bonaparte sconosciuto ai più, diventa scrigno ideale delle opere degli Impressionisti, perché anche queste segrete, provenienti da collezioni private.
Ad accompagnarci in questo viaggio nel mondo impressionista e a svelare la genesi  della mostra  saranno le curatrici, i collezionisti e gli esperti che ricorderanno la grandezza di questo movimento che, nato nella seconda metà dell’Ottocento, ha interrotto secoli di immobilismo.
Gli Impressionisti sono i primi ad uscire dall’atelier e dipingere en plein air per cogliere l’impressione, catturare l’istante.
Gli Impressionisti non sono interessati alla grande storia, ma piuttosto alla vita di tutti i giorni che ognuno interpreta con le sue peculiarità; quindi ecco che in mostra sono esposti i dipinti di Pissarro che rappresentano gioiosi e paradisiaci paesaggi di campagna accanto a quelli di Sisley che cambiano in base alle stagioni; soleggiati in primavera e innevati d’inverno.
Grande spazio, nel film è dedicato ad una pittrice meno nota,  Berthe Morisot, che dà della donna e della nudità "un’immagine pudica e rispettosa, mai volgare"; ne è esempio il suo Devant la psychè, opera simbolo della mostra in cui ciò che conta è la luce, della donna non si scorgono neanche i lineamenti del viso.



Morisot: Devant la psychè




 Proprio in mostra è esposto un ritratto di Berthe, uno dei più bei ritratti dipinti da Manet; il pittore  nasconde il volto della donna con una veletta ma ne svela lo sguardo e con esso qualcosa del rapporto che li univa.
L’ultima parte del film non poteva che essere dedicata all’ultima sezione della mostra, quella del Post Impressioniso, a dominare lo schermo è lo splendido quanto innovativo Paesaggio con capre di Cross.
Grazie a questo film, possiamo avere un rapporto ravvicinato con ogni opera e scorgerne ogni più piccolo dettaglio.
Per chi ha già visitato la mostra, questo film sarà l’occasione per approfondire alcuni interessanti aspetti dell'Impressionismo, per chi invece non l’ha ancora vista sarà il modo migliore per essere introdotti al mondo degli Impressionisti segreti.
Il biglietto del film darà diritto ad uno sconto per la visita della mostra, viceversa, chi ha già visitato la mostra, avrà uno sconto sul biglietto del film.
Il docu-film sarà nei cinema di tutta Italia dal 10 al 12 febbraio, la mostra sarà aperta a Roma fino all’8 marzo; si tratta di due eventi unici ed irripetibili per scoprire splendide opere che, tornando a far parte delle collezioni private, non saranno più accessibili al grande pubblico.

                                                                                                                     Anna Carla Angileri

domenica 26 gennaio 2020

Roma celebra Palazzo Bonaparte con gli Impressionisti segreti


Anche quest’anno Roma rende omaggio agli Impressionisti con un’imperdibile mostra  che celebra l’apertura di Palazzo Bonaparte, entrato a far parte delle più belle sedi espositive della Capitale.
Il Palazzo, che fu la residenza di Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, campeggia su Piazza Venezia con il suo storico balconcino coperto, da cui Madame Mèrei  si affacciava senza essere vista.
Visitando le splendide sale di Palazzo Bonaparte scopriremo gli Impressionisti segreti, poiché le opere esposte provengono da collezioni private, difficilmente accessibili al grande pubblico.
Si potranno ammirare bellissimi  paesaggi di Monet, Sisley e Pissarro, mentre, la sala attigua al famoso balcone, forse per evocare Maria Letizia,  è diventata un gineceo, ospitando  interessanti ritratti di donne dipinti da Renoir.
La sala più interessante, è quella dei personaggi della Parigi di fine ottocento; qui troveremo lo splendido ritratto della pittrice Berthe Morisot, dipinto da Manet.


Manet: Madame Morisot

Con quest’opera l’artista  invita noi spettatori a scorgere il bel viso della donna i cui lineamenti sono stati magistralmente coperti  da una veletta.
In questa sezione avremo modo di conoscere ed ammirare opere di due Impressionisti meno noti, Gustave Caillebotte con i suoi eleganti personaggi affacciati al balcone o ritratti in un interno borghese (Un Balcone 1880, Interno 1880) e poi proprio quelli della Morisot, la musa di Manet  che incanta i visitatori con il suo “Davanti alla Psiche”. L'opera,  simbolo della mostra, riprende in modo molto originale il tema della donna alla toletta tanto caro agli Impressionisti.


Morisot: Davanti alla psiche


L’ultima sezione è invece dedicata al Neoimpressionismo;  il movimento, nato nel 1886 intorno a Seurat, inventore del  Pointillism, riprende alcune caratteristiche tipiche dell’impressionismo.
Anche in questa sala si potranno ammirare splendide opere di artisti meno noti tra cui “Paesaggio con capre” di Henri Edmond Cross.



Cross: Paesaggio con capre


La particolarità del soggetto, lo stile innovativo  e i colori accattivanti del dipinto catalizzano gli sguardi e gli scatti dei visitatori.
La mostra, organizzata da Arthemisia, potrà essere visitata fino all’8 marzo 2020.

giovedì 12 dicembre 2019

Amatela, l'architettura!

È in corso al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo nella programmazione invernale la mostra “GIO PONTI. Amare l’architettura”.




Si tratta di un omaggio ad un grande esponente della tradizione architettonica italiana del secolo scorso, un architetto di carattere, rigore, inventiva e lungimiranza che con mano ferma e tratto sottile ha (di)segnato la propria visione della progettazione edilizia, urbana e d’interni.



Le sezioni tematiche in cui si sviluppa la mostra sono otto: Verso la casa esatta, Abitare la natura. Classicismi, Architettura della superficie, L’architettura è un cristallo, Facciate leggere, 
Apparizioni di grattacieli, Lo spettacolo delle città.







Si tratta di otto concetti chiave dell’idea architettonica pontiana che vengono spiegati attraverso disegni originali, modelli plastici, riproduzioni di maioliche, video dell’epoca, riviste e addirittura una ricostruzione del salotto di casa sua da lui progettata in via Dezza a Milano.





L’opera progettuale della sua pluridecennale carriera abbraccia tutti i livelli della composizione: dalle prime opere quali domus e palazzine, all’arredamento d’interni curato in ogni suo particolare (God is in the details” affermava un altro Maestro suo contemporaneo), al disegno di maioliche pregiate per interni ed esterni, ai “classici” palazzi che plasmano lo spazio urbano circostante, sia in una città consolidata quale Milano sia in una città in fase ci creazione quale la Città Universitaria di Roma, all’ormai classico straordinario grattacielo Pirelli, fino all’urbanistica più pura, sua infatti è il progetto per la sistemazione di Corso Sempione a Milano.








Architetto orgogliosamente Milanese, viaggia e lavora in tutto il mondo, adattando la propria concezione compositiva al genius loci. Nascono edifici a Denver, Caracas, Stoccolma, California, Eindhoven, Islamabad. A Roma abbiamo la Scuola di Matematica, edificio che ospita il Dipartimento di Matematica, costruita negli anni 30, che si integra organicamente nel grande esempio di architettura razionalista della Città Universitaria della Sapienza.




La mostra è in corso dal 27 novembre 2019 fino al 13 aprile 2020, sono previste attività integrative e visite guidate, consultare https://www.maxxi.art/events/categories/eventi/







Vale la pena menzionare, inoltre, che nell'ambito della mostra "Della materia spirituale dell'arte"
In questi giorni è in corso l'opera partecipativa di Yoko Ono dal titolo "Add Color (Refugee Boat)". Il tema è quello delle migrazioni nel Mediterraneo, l'opera originaria si compone di due piccole imbarcazioni di legno in una stanza bianca, il visitatore che lo desidera assume il ruolo di artista e ha a disposizione tempera e pennelli per lasciare il proprio messaggio. 
Ecco come appare l'opera in evoluzione, a soli due mesi dall'inaugurazione.




Alessandra Florio


ORARIO MUSEO

MARTEDÌ 11:00 – 20:00
MERCOLEDÌ 11:00 – 19:00
GIOVEDÌ 11:00 – 19:00
VENERDÌ 11:00 – 20:00
SABATO 11:00 – 20:00
DOMENICA 11:00 – 19:00
La biglietteria è aperta fino a un’ora prima della chiusura del Museo
CHIUSURE
Tutti i lunedì, 1 maggio, 25 dicembre

venerdì 4 ottobre 2019

Al Chiostro del Bramante l'inquietudine della Scuola di Londra


Il Chiostro del Bramante riapre la stagiona autunnale con un’imperdibile mostra dedicata agli artisti della Scuola di Londra.
Si tratta di pittori nati tra i primi del ‘900 e gli anni 30, provenienti da paesi e culture diverse, accomunati dall’aver trovato in Londra la città ideale in cui vivere ed esprimersi attraverso la propria arte. Tra questi spiccano Bacon, nato a Dublino e arrivato nella capitale inglese a soli 15 anni e Freud, nipote del famoso psicoanalista che, da Berlino, scappa a Londra, per sfuggire al nazismo.
Visitando le sale del Chiostro si nota immediatamente che ad unire questi artisti è la capacità di rendere tangibile l’inquietudine umana.
            

                        “L’URLO MI VIENE BENE, MA HO MOLTI PROBLEMI CON IL SORRISO”

Queste parole di Bacon che compaiono a caratteri cubitali su una parete  lungo il percorso espositivo sintetizzano perfettamente la poetica della sua arte e ci introducono alle sue opere. 
Le  tele dai toni cupi sono dominate da immagini surreali; dai corpi deformati e distorti, che sembrano guardare al cubismo, emergono occhi severi e bocche inquiete, e poi ancora ecco l’urlo angosciante, questa volta ben visibile in Study for a Portrait, immagine  del tormento umano.


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Bacon



        

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Study for a Portrait
                      

Con uno stile realistico, quasi opposto a quello deformante di Bacon, anche i ritratti di Freud ci parlano dell’inquietudine e della fragilità umana.
Come il nonno psicoanalista, anche Lucian Freud, servendosi della pittura,  vuole indagare l’animo umano.  In Freud il protagonista indiscusso della scena è la figura umana, l’artista ritrae i parenti e gli amici; le loro rughe, le espressioni dei volti  e degli sguardi ci raccontano ciò che stanno sentendo.

Freud





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Freud



Ma è con la serie dei nudi che l’artista ci spiazza.

Ad imbarazzarci non è tanto la nudità fisica,  in queste tele  Freud spoglia l’anima del soggetto ritratto.
I corpi abbandonati o in  preda a torsioni e contorsioni sono immagine dell’inquietudine interiore e il visitatore della mostra si sente a disagio per essere entrato con prepotenza, con il suo sguardo indiscreto e indagatore,  in quello spazio così intimo e privato del soggetto ritratto.


Freud 


Oltre alle tele di Bacon e  Freud in mostra si potranno ammirare anche quelle degli altri protagonisti della School of London, in particolare quelle di Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego, tutte provenienti dalla Tate di Londra.
La mostra sarà aperta fino al 23 febbraio 2020.
                                                                                                         
                                                                                                          Anna Carla Angileri

mercoledì 27 marzo 2019

Mostra "Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall'Ottocento a oggi"



Il più bello, il più semplice di tutti è il riflesso spontaneo con il quale si tenta di fermare un attimo di gioia destinato a scomparire
R. Doisneau


Si è svolta il 26 marzo la presentazione di questa interessante esposizione, dedicata alla storia della fotografia a Roma, nel periodo compreso tra la seconda metà dell'Ottocento sino all'avvento del digitale. Il percorso, dedicato ai 180 anni dalla nascita della fotografia, comprende circa 300 immagini che fanno parte dell'Archivio Fotografico del Museo di Roma a Palazzo Braschi, sede della mostra.




C. Coretti, Cofanetto con diapositive: ricordo dell'Esposizione Universale di Roma, 1911


La visita consente di percorrere la storia e l'evoluzione delle tecniche fotografiche, insieme ad un panorama sulle trasformazioni storiche e urbane della Capitale, documentate dalle fotografie di autori che sono stati attivi proprio nel contesto culturale romano.
In particolare, il racconto per immagini si articola in nove sezioni, a partire dalla Nascita della fotografia, sino ai Negativi su lastra di vetro e ai Ritratti.


Inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II, stampa ai sali d'argento, 1911


Significativa è la sezione dedicata alla Documentazione dell'antico e ai Percorsi tra le rovine che ci racconta come la nuova tecnica fotografica sia stata utilizzata anche negli studi archeologici, incentrati sui principali monumenti della città, come i Fori, i Mercati di Traiano, il Pantheon.


G. Altobelli, Foro Romano e precettore con giovani allievi, 1857







La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, è visitabile dal 27 marzo al 22 settembre 2019 presso il Museo di Roma in Piazza di San Pantaleo, a due passi dalla cornice di Piazza Navona.