mercoledì 23 dicembre 2015

Sorella Terra. La nostra casa comune.

D.Yoder. Città del Vaticano. Papa Francesco
durante una visita non programmata alla Cappel
la Sistina, dopo la Benedizione urbi et orbi di
Natale.
Il 22 Dicembre a Palazzo Braschi, il National Geographic Italia inaugura la mostra fotografica Sorella Terra. La nostra casa comune, dedicata e ispirata all’enciclica Laudato sì di Papa Francesco e tematicamente connessa all’apertura del Giubileo sulla Misericordia e alla Conferenza sul Clima di Parigi, conclusasi il 12 Dicembre.
Circa sessanta scatti supportati da estratti dell’enciclica papale, raccontano da un lato la bellezza del pianeta, dall’altro la deturpazione subita per mano umana attraverso ogni forma di inquinamento e ancora la degradazione, la carestia, la siccità, la povertà, la migrazione e i cambiamenti climatici con la scomparsa di migliaia di specie viventi ogni giorno.


G. Gahan. Brasile. Una famiglia in cerca
di pesce in una pozza d'acqua nel Sertao
durante un periodo di grave siccità.









S.Wilkes. Tanzania:animali nel Parco
Nazionale del Serengeti.Composizione
digitale di circa 2260 foto scattate in 30 ore.












S. Unterthiner. Italia. La notte scende sul prato alpino
punteggiato di fiori selvatici nel Parco Nazionale del
Gran Paradiso.






Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba, scriveva San Francesco d’Assisi.


Ma lungo il corso del tempo non è stata affatto ben ripagata questa nostra madre terra, che ora - a dirla con le parole della Laudato si di Papa Francesco- protesta per il male che le provochiamo a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei.
La Terra è la nostra casa comune, nella felice definizione data dal Papa e non è più rinviabile un cambiamento di rotta per salvaguardare seriamente il pianeta. 



J.Sartore. Stati Uniti. Un pellicano bruno ricoperto di petrolio
viene soccorso a Queen Bells Island in Louisiana.

F.Hoffmann. Cina. Una studentessa in visita al padre operaio
in un sito di demolizione vicino al porto di Shanghai.
















La mostra, visitabile fino al 28 Febbraio 2016, è uno spaccato della realtà contemporanea dove la bellezza del pianeta grida di fronte agli scempi provocati dall'uomo nei confronti non solo dell'ambiente ma anche dei suoi simili.
Tutte le info sono disponibili a questo sito

venerdì 4 dicembre 2015

Sotto la cupola, la nuova vita di Pietro da Cortona

Il primo dicembre è stato presentato, all'interno della chiesa dei SS. Luca e Martina, il volume La cupola dei SS: Luca e Martina di Pietro da Cortona – Aperti per restauri, della collana Aperti per restauri, a cura di Pio Baldi e Pier Luigi Porzio, Gangemi Editore. Il volume ripercorre, anche grazie all'ausilio di un ricco apparato fotografico, le intense fasi di restauro della cupola.

Aperti per restauri è l’interessante iniziativa portata avanti dall'Accademia di San Luca affinché i cantieri possano essere frequentati durante i lavori di restauro delle opere, non solo per trasparenza, ma anche per conoscenza e condivisione con il grande pubblico della fatica, del lavoro che si nasconde dietro i ponteggi, così da poter sensibilizzare il comune senso civico nei confronti dell’arte. La chiesa non doveva essere chiusa durante le operazioni di restauro; si è quindi utilizzato un ponteggio acrobatico sospeso sotto la cupola con quattro piloni che lo sorreggevano senza costituire ingombro per la fruizione degli ambienti. Il restauro della splendida cupola  dei SS. Luca e Martina di Pietro da Cortona è stato possibile grazie al finanziamento di ARCUS Spa.
La chiesa dei SS. Luca e Martina risulta poco conosciuta da romani e turisti; le motivazioni nascoste dietro a questo inspiegabile oblio hanno spinto gli studiosi ad inseguire la curiosità e ricercare la storia urbanistica della chiesa. L’edificio era ubicato nella zona frequentata del Campo Vaccino; con l’apertura di via dei Fori Imperiali il traffico ed il flusso umano furono deviati relegando la chiesa in un retro cortile. Le trasformazioni urbanistiche hanno fatto sì che la chiesa divenisse invisibile e subisse una sorta di damnatio imaginis.
Facciata chiesa SS. Luca e Martina
La facciata prima del 1932

La cupola, prima del restauro, era coperta da una patina di colore grigio ed azzurro, aggiunta successiva propria del mutamento di gusti nel tempo (restauro Settecentesco realizzato per mano di Carlo Buratti). Il caldo color travertino cortoniano sottostante è stato portato alla luce grazie ad un complesso processo di restauro tramite la rimozione dello strato che lo copriva, restituendo nuova vita alla cupola voluta e realizzata da Pietro da Cortona. Un colore che richiamava il travertino romano, simulato nelle parti alte, con uno stucco che ne imitava la colorazione. Anche le colonne a tutto tondo hanno sicuramente il colore del finto travertino. La tinta calda della cupola aveva una luce che sfumava schiarendosi verso l'alto sino al lanternino che biancheggiava luminoso: acme della luce dato dal colore.


L’area absidale dopo
gli interventi del 2007-2009




La patina di colore è stata tolta strappando strati di velatino imbibito in una soluzione. Il colore originale non è una tinta ma una colla brodata, usata anche da Borromini, spesso impiegata per gli esterni al fine di dare la sensazione di un tempio realizzato in pietra. Il colore caldo del travertino è stato riproposto da Pietro da Cortona anche per l'interno. Alla morte dell'artista il progetto fu portato avanti dai suoi allievi che misero in atto la sua volontà. I disegni e la modalità di realizzazione risalgono sicuramente a Pietro da Cortona.








Cupola dopo gli interventi di restauro del 2014-2015,
con le tonalità calde delle decorazioni in stucco,
tipiche della fase cortonesca
È vitale dare a questa chiesa, opera più cara dell'artista, l'originaria luce che consente di muovere le forme barocche e riacquisire la propria identità. Il cantiere è ancora aperto: tutta la chiesa conserva sotto i colori la cromaticità voluta da Pietro da Cortona. Inoltre, con gli ultimi scavi, avvenuti durante il Giubileo, la chiesa esce fuori decontestualizzata dall'area in cui era stata pensata. I restauri successivi alla costruzione hanno modificato la visione della struttura poiché realizzati in periodi con differenti visioni e gusti. Ogni lascito della storia è prezioso ma andrebbe selezionato ciò che non permette una corretta comprensione; la ricostruzione dovrebbe avere la meglio sulla conservazione del tutto nel rispetto della storia.
Ilenia Maria Melis

La cupola dei SS. Luca e Martina di Pietro da Cortona. Aperti per restauri

Autore: Pio Baldi, Pier Luigi Porzio (a cura di)
Saggi di : Pio Baldi, Pier Luigi Porzio, Fabrizio Pompozzi, Roberto Bordin
Collana: Architettura, Urbanistica, Ambiente
Anno di edizione: 2015
Info: http://Sottolacupola

lunedì 30 novembre 2015

La Fabrica del presente: storie di ordinaria quotidianità

Storie di ordinaria quotidianità, racconti multipli che si muovono oltre i confini conosciuti fondendosi con le immagini: questo il filo conduttore della mostra proposta dal centro di ricerca di Benetton Group Fabrica che sino al 24 gennaio 2016 sarà ospitata all’interno degli spazi del Museo di Roma in Trastevere. Quattro sezioni per quattro progetti nati dal lavoro appassionato di giovani autori, differenti per formazione e provenienza.

®NAZANIN TABATABAEI_Fabrica
Iranian Living Room. From private to public. L’Iran, un paese nascosto costantemente sotto il pesante celo del chador, che cela e rende vittima dell'oblio la storia millenaria della cultura persiana. Restano solo false idee, realtà travisate; ed è per questo che un gruppo di giovani vogliono presentare, in questa esposizione, un angolo sconosciuto alla massa che vada oltre i comuni stereotipi occidentali nati da percezioni e prospettive errate.
I giovani iraniani non si sentono diversi dagli occidentali, anche se per loro si può parlare di libertà solo all'interno delle mura di casa, dietro una porta che riesce a nascondere gli stili di vita che si allontanano dalle prescrizioni religiose. Luoghi di confine tra pubblico e privato in cui non è necessario apparire per conformarsi agli altri, ma ci si può leggere nel profondo. Contrasti di donne affascinanti con i loro occhi magnetici che mostrano le due realtà con cui convivono: quell'abbigliamento consono alle leggi coraniche che talvolta può essere abbandonato nei luoghi domestici e durante i viaggi, anelato soffio di libertà. Divari interpretativi della quotidianità, della cultura, della ritualità frutto dell'aggregazione di popoli provenienti da differenti parti del mondo.
®Ali Tajik-20 copia_Fabrica

Scelte solitarie di giovani, alla continua ricerca dell'indipendenza, ritratti nella quotidianità delle loro dimore. Quotidianità interrotte dalla malattia in assenza apparente di trepidazione riguardo al futuro. Solitudini che si tenta di colmare con la compagnia di un animale anche andando contro le leggi, costringendosi ad una prigionia in casa. Clandestinità domestiche frutto di uno smodato desiderio di libertà.





ABC_DSCF1902_®Calogero Cammalleri_Fabrica
Lipadusa. From sea to land. Racconti dall'isola di Lampeduna, luogo in cui si sbriciolano sogni, speranze, in cui la solitudine si infrange contro gli scogli nel vorticoso ondeggiare del mare. Ma Lampedusa è anche un simbolo, il simbolo dell'accoglienza di una popolazione che non si è mai tirata indietro di fronte alle necessità dei migranti. Quotidianità narrate dalle immagini, tra abitudini e tradizioni, nelle reti e nelle navi dei pescatori, nei fari accesi nella notte che illuminano la via richiamando a sé i pescatori come sirene in mare. Crudeltà mista a quotidianità.


IMG_7956_®Sofia Valiente_Fabrica
Miracle Village. From judgement to absolution. Cittadina di dieci strade e 200 abitanti di cui quasi la metà sono iscritti nel registro dei sex offender, uomini al termine della pena a cui è stata data la possibilità di rimpadronirsi della vita. Tra casi più o meno gravi si cerca la quotidianità comune strappata a causa dei loro crimini. Dimensioni di comunità frutto di paradossi; un marchio che si porteranno dietro a vita, a volte a causa di piccoli errori, incomprensioni, che potevano essere evitate. Paradossi che li uniscono a chi ha commesso violenze sessuali, non volenti lebbrosi dei tempi moderni.

Langhe_®Martina Cirese_Fabrica




Night(e)scapes. From sea to land. Progetto multimediale che unisce fotografia, musica, design; tre ricercatori hanno visitato le bellezze del nostro paese cercando di coglierne i suoni esplosi, sussurrati, disordinati delle esplorazioni notturne. Luci soffuse, giochi di riverberi ed ombre, volte stellate, riflessi, i suoni magici della notte, del silenzio, di una vita sotterranea che continua animandosi nell'oscurità: il dolce rumore della notte.

Ilenia Maria Melis







La Fabrica del presente                                                                                                                     
Museo di Roma in Trastevere
Piazza S. Egidio, 1B

lunedì 16 novembre 2015

Impressionisti Tète à Tète: la vita parigina in mostra al Vittoriano


Bazille: Ritratto di Renoir
Roma che da sempre subisce il fascino dell’Impressionismo anche quest’anno dedica una mostra agli artisti francesi.
 “Impressionisti Tète à Tète”, aperta al Vittoriano già da qualche settimana, intende darci la possibilità di gettare uno sguardo sulla vita parigina della seconda metà dell’Ottocento.
Ad accogliere i visitatori, da perfetti padroni di casa, sono proprio loro gli Impressionisti, Bonnat, Degas e Cézanne con i loro autoritratti e ancora un giovane Renoir ritratto da Bazille, Sisley e Monet dipinti dallo stesso Renoir; non potevano mancare poi letterati e scrittori che hanno animato la vita culturale parigina del tempo come Victor Hugo che è presente con un bronzo realizzato da Rodin e Mallarmè con il piccolo ma intenso ritratto dipinto da Manet.

Renoir: Fille au chapeau de paille 
Lungo il percorso della mostra troveremo volti, abiti e accessori che ci forniscono, attraverso gli occhi e lo stile degli Impressionisti, una chiara immagine della società parigina ottocentesca.
Numerosi sono i ritratti di Renoir, se Madame Darras è rappresentata con un serioso abito nero e con il volto coperto da una veletta, Fille au chapeau de paille stupisce per la vivacità cromatica, sublime è l’Abito rosa di Bazille; in questo dipinto è facile immaginare lo sguardo pensoso della giovane donna ritratta di spalle.
Gli interni, poi, conferiscono alle composizioni un’aria domestica e familiare, se La Famille Halèvy dipinta da Blanche è colta nell’elegante soggiorno della propria casa, un’atmosfera più umile si scorge invece in Femme au fichu vert realizzata da Pissarro con la tecnica pointilliste.
Blanche: Famille Halèvy 
Stevens: Tous les bonheurs 
Gli Impressionisti rivelano un certo interesse anche per la rappresentazione della felicità e della spensieratezza infantile; dipinti quali Madame Feydeau et ses enfantes di Durant e Tous les bonheurs di Stevens, oltre a ritrarre un momento tenero della vita, diventano il pretesto per rappresentare ancora una volta interni, gioielli ed abiti eleganti.
L’ultima sala è dedicata ai capolavori; di Cèzanne è presente, tra gli altri,  Joueur de cartes, soggetto che l’artista ha più volte rappresentato, saremo poi incantati dalla fusione di bianchi, azzurri, verdi e gialli della Balcoire di Renoir ispirato alla Balcoire di Fragonard, il Balcon di Manet,  chiara citazione delle  Majas al balcone di Goya, stupisce per l'attenzione riservata agli accessori e per il bianco abbagliante delle sontuose vesti delle donne ritratte. L'eleganza, infine, è protagonista anche  di Dans la serre dipinto da Bartholomè in cui lo splendido vestito a pois ravviva l’espressione austera della donna ritratta
Renoir: Balcoire
Manet: Balcon







sabato 14 novembre 2015

Autunno al Palazzo delle Esposizioni: una finestra sull’arte

Tre grandi esposizioni arricchiranno l’autunno del Palazzo delle Esposizioni: “Impressionisti e moderni”, “Una dolce vita” e “Russia on the road”.
Picasso - The Blue Room

La mostra “Impressionisti e moderni” offre al visitatore la possibilità di imbattersi in sessantadue dipinti provenienti dalla prestigiosa Phillips Collection di Washington. Un dialogo sperimentale tra diversi artisti e differenti periodi accomunati dal linguaggio universale dell'arte. Una straordinaria rassegna sulla pittura europea ed americana, dall'Ottocento all'Espressionismo Astratto. Un fiume di espressioni artistiche frutto della grande dedizione e passione di Duncan Phillips, critico e collezionista d’arte, che dedicò tutta la sua vita alla creazione del suo “Prado americano”: una galleria che potesse rappresentare una panoramica completa dell’arte e fosse, al contempo, fucina creativa per gli artisti. Uno spirito lungimirante, precursore dei tempi, in grado di comprendere artisti americani contemporanei, sconosciuti ai più, sino a finanziarne la realizzazione di opere che parlassero fuori dalle norme maggiormente in voga all'epoca tramite la nascita di un centro sperimentale.

Degas - Dancers at the barre




Una sfida continua per il pubblico, troppo chiuso nei classici canoni ideali di un museo, che vuole informare, provocare reazioni, spingere alla ricerca di collegamenti inediti tra artisti di nazionalità e periodi storici diversi facendo dialogare tra loro le opere.
E si susseguono splendide opere d’arte tra Goya, Coubert, Monet, Cèzanne, van Gogh, Degas, Picasso, Modigliani, Matisse, Kandinskij, capaci di parlare da sé, che, con la corposità dei colori, catturano singoli attimi di emozione imprigionandoli per l’eternità. Un viaggio emozionante ed imperdibile tra un florilegio di capolavori.






Antonio Donghi - Piccoli saltimbanchi

La seconda mostra autunnale del Palazzo delle Esposizioni è dedicata al Liberty e design italiano: “Una dolce vita?”. Si tratta di un omaggio al nostro paese che copre 40 anni di storia del Novecento, sino all'alba della Seconda guerra mondiale. Una creatività giocosa ricca di gioia di vivere che invade il secondo piano del museo con quadri, mobili, lampade, specchi, arazzi, ceramiche, tra luci, ombre ed una ricchezza di colori sorprendente, specchio del desiderio di progresso di una nazione che ha da poco conosciuto l’unità. Cento opere, frutto della tradizione di ebanisti, ceramisti e maestri vetrai che collaborano con i maggiori artisti del tempo, in un dialogo continuo tra arti decorative e plastiche.

Georgy G. Nissky - In viaggio


A concludere l’offerta del museo, “Russia on the road”, quasi un secolo di storia russa che include anche l’esperienza sovietica. Un racconto sul continente russo, sulle macchine, i macchinari, elementi nobili, rappresentazione artistica contemporanea. Un approccio multiforme che accosta la figura umana alle strade, le ferrovie, i porti e le stazioni, simbolo positivo della condizione del paese.
Opere sorprendenti, talvolta poco conosciute, in cui entrano in gioco corrispondenze con l’arte europea, che consentono di guardare con occhi nuovi la storia dell’arte russa.

Ilenia Maria Melis


Impressionisti e moderni – Una dolce vita? – Russia on the road
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 - 00184 Roma

giovedì 5 novembre 2015

The Art of the Brick: quando i Lego diventano opere d'arte

“Nuota controcorrente! Segui la tua strada! Trova il coraggio dentro di te!”

E’ questo il motto di Nathan Sawaya , avvocato newyorkese che decise di lasciare la carriera forense per dedicarsi alla sua più grande passione: i Lego.
Tra le mani di Sawaya i famosissimi mattoncini colorati, con cui tutti i bambini di ieri e di oggi hanno giocato almeno una volta nella vita, si trasformano in sorprendenti sculture.
Ballerina di Degas
Venere di Milo
Lungo il percorso della mostra The Art of the Brick, aperta a Roma al Set (Spazio Eventi Tirso), i visitatori saranno incantati da riproduzioni in Lego di famosissime opere d’arte quali il Discobolo di Mirone, la Nike di Samotracia, la Sfinge di Giza, la Ballerina di Degas e poi ancora il David di Michelangelo, l’Augusto di Prima Porta, la Venere di Milo e il Pensatore di Rodin; opere, alcune inamovibili, che grazie all’artista newyorkese possiamo eccezionalmente vedere una accanto all’altra.
Urlo
A far parte di questo museo impossibile sono anche famosissimi dipinti di stili e di artisti vissuti in epoche molto lontane tra loro; la Gioconda di Leonardo, la Notte Stellata di Van Gogh, l’Urlo di Munch, i Coniugi Arnolfini di Van Eyck, la Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer e il  Bacio di Klimt, grazie alla straordinaria abilità dell’artista newyorkese, si trasformano in opere d’arte Lego e conquistano la terza dimensione.

Coniugi Arnolfini
Non solo riproduzioni di opere d’arte del passato, l’ultima sezione della mostra è dedicata a sculture nate dalla fantasia dell’artista che rappresentano la sua personalissima riflessione sulla condizione umane e sulle emozioni.
Mask ci ricorda che le maschere che spesso indossiamo ci portano a non saper più riconoscere noi stessi, Green Torso, che rappresenta un uomo che tiene tra le mani la testa staccata dal busto, sembra volerci
Green Torso
dire che 
 "A volte la vita è talmente piena e con tante cose per la testa che sarebbe bello staccarla, svuotarla e rimetterla a posto, pronta per affrontare un nuovo giorno", la triade Circle Torso, Square Torso e Triangle Torso, invece, vuole celebrare la diversità che rende il mondo così interessante.
Con Gray in cui un uomo sembra fare un buco su una parete per uscire, l’artista intende non solo rappresentare  la sua storia, quella di un avvocato che un giorno decise di far uscire l’Io artista, ma anche spronare i visitatori a non aver paura di inseguire i propri sogni.
Grande spazio è dedicato al più forte e complesso dei sentimenti, l’amore, di cui Sawaya ci da sempre un’immagine ottimistica; Kissing rappresenta  la passione tra due giovani amanti, con Everlasting ci mostra come l’amore sia eterno nonostante gli anni che passano o una "grande pancia" ed infine anche con Loves me not, che rappresenta un amore finito, l’artista coglie l'aspetto positivo, come afferma la didascalia infatti  “L’amore è eterno, anche dopo molto tempo essere stati lasciati dalla persona che amavamo la portiamo con noi nel cuore. Ecco cosa lo rende meraviglioso”.
C’ è tempo fino al 14 febbraio per vedere a Roma quella che è stata definita dalla CNN una delle dieci mostre imperdibili al mondo.

sabato 24 ottobre 2015

Balthus: la retrospettiva

Le Scuderie del Quirinale aprono oggi al pubblico la mostra Balthus: la retrospettiva.
Dal 24 Ottobre 2015 al 31 Gennaio 2016, circa centocinquanta opere raccontano Balthazar Klossowsky de Rola (1908-2001), in arte Balthus, apprezzato da poeti e artisti del calibro di Rilke, Breton, Artaud, Giacometti, Picasso e molti altri.
La sua arte pittorica è nutrita dai Primitivi del Rinascimento come Piero della Francesca e dalla conoscenza dei movimenti del Novecento italiano e mitteleuropeo, dai quali l'autore decide però di distanziarsi. Nell’ambito della Scuola di Parigi, Balthus si distingue per la resa classica colta e raffinata degli spazi e dei personaggi, che nella loro immobilità trasmettono un forte senso di ambiguità e sconcerto. 
La rue, 1933
La sua prima opera importante è La rue, esposta nelle due versioni del 1929 e del 1933, dove i personaggi hanno sguardi fissi e ipnotici e sembrano muoversi come automi, fermi davanti ai loro pensieri o ai loro destini.
I temi maggiormente sviluppati sono quelli dell’infanzia, del mondo delle favole e dell’adolescenza. Per quanto riguarda il primo tema, i bambini sono rappresentati mentre leggono, scrivono o giocano al parco; in spazi chiusi e spazi aperti, in pose tanto scomode quanto naturali, come negli oli su tela Enfants au Luxembourg del 1927 o Les enfants Blanchard del 1937.
Enfants au Luxembourg, 1927
Les enfants Blanchard, 1937














Cannibal Jack, 1936
Le Roi des chats, 1935

Il mondo delle favole trae ispirazione da quello di Lewis Carroll e si declina in opere che mescolano senso dell’assurdo, mostruosità e al contempo comicità: da Cannibal Jack del 1936 al Coniglio cacciatore del 1976-1977, passando per la fascinazione dell’autore verso il mondo dei gatti, ritratti in numerose tele tra cui spiccano per importanza i due autoritratti Le Roi des chats del 1935 e Le Chat de la Mediterranée del 1949.


La Chambre, 1952-1954

L’adolescenza è rappresentata attraverso nudi femminili in spazi chiusi: una giovinetta si lava ne La Chambre del 1947-1948; un’altra suggerisce una dimensione erotica ne La semaine des quatre jeudì del 1949 o nella monumentale tela di una seconda La Chambre del 1952-1954.
La toilette de Cathy, 1933
La toilette de Cathy del 1933 è invece spunto per ricordare il lavoro di Balthus per il romanzo Cime Tempestose di Emily Brontë, edito nello stesso anno, del quale sono esposti quattordici disegni originali di inchiostro su carta.
La mostra termina al secondo piano, dove è esposto il Balthus “paesaggista” degli anni Cinquanta, quando si cimenta con la tecnica del “casearti” per la realizzazione di paesaggi della valle della Yonne in Svizzera; e sempre negli stessi anni un Balthus ai margini del surrealismo con la realizzazione della già citata Chambre del 1954.
Daniela Lancioni scrive di lui: Cultore degli antichi maestri e creatore di un’arte senza tempo, Balthus si professa estraneo all’arte moderna e alle sue avanguardie. Nonostante questa posizione eccentrica e defilata, gli orizzonti cuturali ed artistici di Balthus contribuiscono ad arricchire l’idea novecentesca di modernità.
La mostra si sviluppa in due tappe parallele: una alle Scuderie del Quirinale e un’altra all’Accademia di Francia-Villa de Medici. Nella prima si mostra una retrospettiva con le opere più significative di Bathus, nella seconda il rapporto del pittore con Roma e l’Accademia di Francia, della quale fu direttore dal 1961 al 1977.
Potete trovare tutte le informazioni a questo sito



venerdì 23 ottobre 2015

McMafia: pistole di carta e sangue nero d'inchiostro




“L'altra sera ho avuto una visione di un mondo senza di te. La mafia racimolava qualche spicciolo e la polizia tentava di bloccarla senza successo”. Un insolito dialogo tra Joker e Batman accoglie il visitatore di “McMafia”, la mostra, a cura del Fumetto Cosenza presso il Museo di Roma in Trastevere, che racconta la dura piaga di mafia, camorra e 'ndrangheta in chiave fumettistica. Tre sezioni, dal fumetto tradizionale alle tavole contemporanee, strizzando l'occhio anche alla satira.
Un argomento duro che ha da sempre affascinato ed ispirato la produzione di opere culturali, il cinema la musica.



McMafia, là dove sogni e speranze di infrangono contro la crudeltà umana: immagini crude, sfacciate, che parlano di sofferenza, indecisione, attesa, quell'attesa che porta a compiere atti inauditi di infinita crudeltà. Storie uniche di resistenza e passione, di lotta tra clan e conflitti a fuoco; sangue, omicidi ed ancora sangue, morti ingiuste che nemmeno una medaglia al valore può ripagare.










“Un Fatto Umano” narrato da individui con sembianze zoomorfe, ad esternare comportamenti e sentimenti propri dei personaggi; uomini sicuri che camminano spediti con i loro volti tramutati in pistola, sempre pronti a sferrare il prossimo colpo. Senza pietà si accaniscono sugli ultimi superstiti dell'agguato, non importa se sono parenti o giovani;  utilizzano armi di fortuna quando quelle convenzionali si “incantano”: sangue per l'affermazione di sciocche identità.






Carriere criminali che si svolgono tra strade, case, teatri intrecciandosi con killer russi, Dylan Dog, Al Capone, Diabolik. Una geografia mafiosa che attraversa il paese da nord a sud, nutrendosi di povertà, schiavitù. Ecco quindi nascere una mostra che diviene prezioso contributo alla lettura della realtà tramite racconti originali ma diretti, cimeli di famiglia, unico ricordo di cari assassinati senza pietà.



Tavole che scherzano sull'esistenza della mafia, di come si sia impadronita della Capitale riuscendo a sfiorare gli alti vertici, che raccontano di esattori ed inchini, si arrendevolezza e paura dell'uomo, di omertà da tutelare come privacy mafiosa, irriverenti cronache dello scorrere dei giorni.
La mafia c'è, ma si nasconde tra le beffe delle ombre, nei luoghi inaspettati della quotidianità: devi solo saper guardare. Il male abita tra di noi, prendiamone atto; ma un futuro migliore può esistere.


Ilenia Maria Melis

lunedì 19 ottobre 2015

Tissot: il pittore della Belle Epoque in mostra al Chiostro del Bramant

Il Chiostro del Bramante celebra James Tissot; il pittore della Belle Epoque.
Mademoiselle L. L.

La mostra si apre con l'autoritratto dell'artista che, con lo sguardo sicuro di sé, sembra volerci invitare a conoscere l'alta borghesia del suo tempo che egli tanto amò ritrarre. Visitando le sale del Chiostro, infatti, ci troviamo di fronte a donne elegantissime che sfoggiano abiti e accessori alla moda come Mademoiselle L. L. che, nonostante l'espressione un pò annoiata, é ritratta in un ambiente raffinato e indossa un bellissimo vestito di satin nero e una deliziosa giacca rossa decorata da piccoli pon pon.
Anche un dipinto che sembra mostrare la religiosità delle donne diventa per Tissot un modo per esaltare l'eleganza ottocentesca; Il Confessionale, infatti, mostra una donna che ha appena confessato i suoi peccati, ma lo spettatore non può far altro che essere incantato dall'eleganza del suo bel soprabito di velluto, all'estrema sinistra del dipinto é visibile un modaiolo mantello scozzese che suggerisce l'arrivo di un'altra donna che chiede perdono per i propri peccati. 
Trasferitosi a Londra l'artista non potrà esimersi dal ritrarre costumi e amori dell'Inghilterra vittoriana. In opere quali il Ponte del Calcutta e La figlia del capitano il pittore ci mostra  come le donne ritratte tra rouches, ventagli e cappellini alla moda siano oggetto delle attenzioni, spesso poco nobili, degli uomini che le circondano. 
La figlia del capitano

La dama con l'ombrello
Un'opera molto interessante é anche La Straniera, qui l'artista, oltre alla consueta  eleganza della mise della viaggiatrice che avanza sotto lo sguardo bramoso degli uomini, vuole porre l'attenzione verso la nuova conquista delle donne che girano liberamente il mondo da sole. L'opera più bella é indubbiamente La dama con l'ombrello, la donna, amata dall'artista, é fasciata da uno stretto abito nero ravvivato da un fiore rosso; qui Tissot rivela la sua passione per il Giappone  sia per la presenza dell'ombrellino da sole che per il formato verticale dell'opera.


Tissot omaggia i suoi colleghi con il dipinto Le mogli degli artisti; gli artisti, tra cui si riconosce Rodin, pranzano insieme alle mogli in occasione dell'inaugurazione del Salon parigino. I tavoli apparecchiati in primo piano all'altezza dello spettatore e la donna che si gira per guardarci ci fanno sentire parte di quella festa. A chiudere la mostra é La più bella donna di Parigi; Madame Derline é ritratta al centro del dipinto e, con il suo vestito dall'ampio décolleté, impreziosito da pizzi raffinati, é desiderata dal nugolo di uomini che la circonda. Qui l'artista sembra voler dimostrare che mentre la bellezza é effimera la concupiscenza degli uomini é eterna.
La più bella donna di Parigi

Lungo il percorso della mostra un'istallazione multimediale di Fabien Iliou da agli spettatori l'illusione di trovarsi nel foyer di un teatro a discutere sul tema della bellezza. Sontuosi abiti ottocenteschi attaccati a specchi daranno la possibilità, alle donne e alle bambine che visitano la mostra, di essere protagoniste di un quadro di Tissot.