giovedì 26 marzo 2015

Pioggia di petali di rose al Pantheon

foto di Ilaria Zappitelli

Era il tempio di tutti gli dei, poi consacrato come chiesa cristiana con il nome di Santa Maria ad Martyres e, nel giorno di Pentecoste, il Pantheon diviene teatro di un suggestivo spettacolo: la pioggia di petali di rose.

Pioggia che, proveniente dall'oculo posto alla strabiliante altezza di 43 metri, simboleggia la discesa dello Spirito Santo e permette, a chi ha la possibilità di assistervi, di vivere un momento magico!


foto da roma.corriere.it















foto da roma.corriere.it
I petali brillano colpiti dalla luce solare e raggiungono il pavimento dove si adagiano formando uno splendido tappeto rosso.

L'appuntamento è per Domenica 4 giugno 2017, la pioggia di petali è prevista dopo la celebrazione della messa che ha inizio alle ore 10.30 ma vi consiglio di arrivare con largo anticipo per assicurarvi un posto all'interno e godervi appieno l'evento.



Rose petals shower in Pantheon

It was the temple of all gods, then consecrated as a Christian church with the name of Santa Maria ad Martyres, and now, on the day of Pentecost, the Pantheon will became a theater for an impressive display: a shower of rose petals.
This shower, that will fall from the ocular hole placed on Pantheon’s dome (at the impressive height of 141 feet!), symbolizes the descent of the Holy Spirit and allows those who will be there to live a magical moment - the petals will reach the floor, becoming a magnificent red carpet.

The event is scheduled for Sunday, June 4, 2016. The petals shower is due to start after the celebration of the Mass, which will start at 10.30am.

Translated by Giulia Sorrentino


martedì 24 marzo 2015

CHAGALL, love and life

Dal 16 Marzo al 26 Luglio il Chiostro del Bramante custodirà, quale scrigno d’amore, la mostra nata da una collaborazione tra Artemisia Group ed Israel  Museum: Chagall, love and life.
Chagall, poeta sognatore, ebreo errante e nostalgico, sfida la cultura del suo Paese natio tramite lo studio dell’arte senza mai identificarsi in alcun movimento. Un viaggio in cui confluiscono mondi divergenti, le origini, Parigi, l’amore per la moglie, l’eclettismo dei mezzi utilizzati: pittura, scultura, disegno, incisione, mosaico, arazzo e scenografia.


La mostra propone disegni insoliti dell’artista, frutto di una sottile percezione della realtà, della sua interpretazione, riccamente infusi tra arte e nostalgia, ed illustrazioni di libri che svelano un aspetto intimo dell’artista, tra appunti e cancellature, così da far conoscere aspetti non comuni in un messaggio che, nonostante le vicissitudini personali,  fu sempre di forte amore per la città natale, per la cultura ebraica e per la sua amata, in un percorso da amore materiale ad ideale.

Chagall Litograph di Julien Cain ©


Un susseguirsi di 140 istallazioni dell’artista in cui le opere interagiscono con il visitatore in un reciproco scambio che coinvolge i sensi: illustrazioni delle Favole di La Fontaine che parlano con il visitatore, immagini in bianco e nero che prendono improvvisamente vita tramite proiezioni di colori fumosi.



Un’intera sala è dedicata all’amore dell’artista per la moglie Bella in occasione del centenario del loro matrimonio, invitando il visitatore a fotografarsi con i due amanti nell’opera “La passeggiata”.  Il tema degli innamorati nasce grazie al grande amore per la compagna: “non dovevo che aprire la finestra e l’aria azzurra, l’amore e i fiori entravano con lei. Tutta vestita di bianco o di nero, pareva levitare sopra le mie tele, guidando la mia arte”. Ed ecco quindi alternarsi nelle opere il blu del cielo, perfetto sfondo al piacere dei due amanti; fiori colorati, dono prezioso ma anche protezione assieme all'angelo che porge loro il suo aiuto; casette rurali che sembrano scivolar fuori dalla cornice; pennellate generose a bloccare le figure e lo sfondo  in un amore che vince la gravità.

Gli amanti, 1937 ©



Chagall fu il padre fondatore dell’Israel Museum, amicizia continuata con la figlia a cui va riconosciuto il pregio delle numerose donazioni di opere alla mostra permanente del museo, finestra intima sul mondo dell’artista.
Chagall, love and life permette di apprezzare la grande sensibilità dell’artista in un file rouge tra le molteplici sfaccettature della sua vita.




Ilenia Maria Melis



CHAGALL, love and life


From March 26 to July 26 Chiostro del Bramante will expose the exhibition born from a collaboration between Artemisia Group and Israel Museum: Chagall, love and life. It contains 140 pieces of Marc Chagall, the famous jewish artist that challenged the culture of his native country through the arts – and many he used: painting, sculpture, drawing, engraving, mosaic and tapestry - without number himself among any artistic movement.

The exhibition includes drawings and book illustrations (notable are the illustration of the fables of La Fontaine) that reveal, between notes and erasures, an intimate aspect of the artist’s life: his passionate love, strong despite his personal vicissitudes, for his hometown and his jewish culture.

Strong as much was the love Chagall felt for his wife Bella, and, for the occasion of the centenary of their wedding, an entire room of this exhibition is dedicated to her. “All I had to do was open my window,” writes Chagall, “and in streamed the blueness of the sky, love and flowers with her. Dressed all in white or all in black, she has been hunting my paintings, the great central image of my art.” So we can see paintings with blue skies, the perfect background for the two lovers; colorful flowers, a gift for them but also, with an angel watching over them, a form of protection; and rural houses that seem to slip out of the frame. Ample brush strokes that block those figures in a love that defies gravity.

Chagall was the founder of the Israel Museum, a friendship that continued with her daughter: it should be recognized to her the merit of the many donations of his father’s works that are in the museum's permanent exhibition - an intimate window on the world of the artist.

Chagall, love and life permits to appreciate the great sensitivity of the artist in a fil rouge among the many aspects of his life.

For more information: http://marc_chagall_love_and_life/

Translated by Giulia Sorrentino

lunedì 23 marzo 2015

Palazzo Massimo alle Colonne: un'opportunità da cogliere una volta l'anno.


Palazzo Massimo alle Colonne è uno spaccato del Cinquecento giunto sino a noi grazie all’impegno dei discendenti della Famiglia Massimo, il cui fondatore sarebbe Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, tra i fondamentali protagonisti della seconda guerra punica del III sec. a.C.
L’unica possibilità di visitare questa preziosa dimora privata è il 16 Marzo di ogni anno, quando tutta la comunità è invitata a partecipare alla santa messa che si celebra nella cappella privata della Famiglia, la Cappella di San Filippo Neri, in occasione della ricorrenza del miracolo avvenuto nel 1583 quando il Santo riportò in vita il quattordicenne Paolo Massimo.
Di buon mattino sono già al 141 di Corso Vittorio Emanuele II. Mi trovo davanti alla maestosa facciata del Peruzzi, che con quel suo particolare aspetto curvilineo tradisce l’esistenza in quel luogo dell’Odeon di Domiziano, risalente al I sec. d.C. Il ricco portone d’ingresso mi conduce in un piccolo atrio colonnato su due lati, dove tra le arcate riposano enormi capitelli, mentre sulle altre due pareti sono affissi bassorilievi e si trova anche un piccolo ninfeo. Delle scale sulla destra mi indicano la direzione da seguire per raggiungere la cappella: nel percorrerle mi soffermo ad osservare con compiacimento iscrizioni pagane e cristiane di carattere funerario o meno, cippi, bassorilievi ed altri reperti “collezionati” nel corso dei secoli.
Terminate le scale raggiungo il piano nobile del Palazzo e quello che ho davanti mi lascia senza parole. Una loggia affaccia sul sottostante atrio: ha un soffitto ligneo a cassettoni affrescato cosi come sono affrescate le pareti esterne, testimonianza -questa - davvero rara e preziosa a Roma. Mi appresto ad entrare nel Palazzo. Prima di raggiungere la Cappella attraverso varie stanze con magnifici soffitti lignei, affreschi parietali di artisti del calibro di Daniele da Volterra, Perin del Vaga e Giulio Romano, pavimenti in cotto, mobilia e dipinti pregiati, impossibili da documentare con foto o video e ben difficili da descrivere a parole, perché non sono semplici ambienti ma vere e proprie emozioni!
Eccomi alla Cappella che custodisce gli occhiali ed il rosario di San Filippo Neri e mostra un dipinto ottocentesco raffigurante il Miracolo di Paolo Massimo. Partecipo alla funzione in questo scrigno di storia familiare che si fa storia culturale nazionale e lasciato questo straordinario luogo ho un’ultima sorpresa: nella retrostante Piazza Massimi vedo convivere secoli e secoli di testimonianze nella facciata dell’originario Palazzo affrescata dalla scuola di Daniele da Volterra e in una colonna romana in marmo cipollino, unica testimone dell’Odeon di cui parlavo sopra.


Palazzo Massimo alle Colonne è una meravigliosa scoperta; un palazzo che apre una volta l'anno e che non fa per questo polemica, ma si dimostra anzi un'incredibile opportunità offerta dall'illustre Famiglia Massimo a tutti i visitatori.
Tutte le informazioni per visitare il Palazzo sono disponibili qui


giovedì 19 marzo 2015

Libri Come...Maestri!

"Libri come - La Scuola" l'ultima, cronologicamente parlando, manifestazione culturale svoltasi all'Auditorium Parco della Musica non ha deluso le alte aspettative che un programma con tali eventi e tali ospiti ha suscitato.
Svoltasi dal 12 al 15 marzo, voleva essere una serie di incontri e attività didattico-divulgative sul tema della scuola: l'insegnamento, l'apprendimento, i programmi, le proprie esperienze. 
















In particolare, un ciclo di incontri chiamato "I miei maestri" ha portato grandi Maestri del calibro di Umberto Eco, Tullio De Mauro, Dacia Maraini, Andrea Camilleri, Dino Zoff e Luis Sepulveda (quest'ultimo incontro purtroppo annullato per problemi di salute dello stesso) a raccontarsi e raccontare delle loro esperienze scolastiche e di quelle che sono state le figure educative di riferimento.

Con molta emozione ho ascoltato Umberto Eco parlare di filosofia, di insegnamento e delle sue molte esperienze nei vari campi della divulgazione. Essendo lui un mio maestro e avendo i suoi libri accompagnato e alleggerito molte mie giornate, sono stata incantata dalle sue parole, dalla sua energia, dal trasporto con cui rimproverata ogni piccolo refuso ai rassegnati interlocutori, dalla lucidità con cui passava da nozioni filosofiche a ricordi vecchi decine di anni.






L'incontro ha presentato al pubblico un nuovo manuale di filosofia per licei e corsi universitari, scritto da Eco e Riccardo Fedriga, un manuale che tratta di filosofia, storia, letteratura, scienza, arte... Un migliaio di pagine di conoscenza a 360° per stimolare l'interesse dello studente e dare un'idea unitaria della cultura, non frammentata in comparti ideologici.






Altro incontro che non potevo perdere è stato quello a due voci con Tullio De Mauro e Dacia Maraini, due personalità con percorsi formativi e professionali diversi, ma che possono facilmente incontrarsi, proprio in nome di quell'unità del Sapere appena menzionata.
Prima l'uno, poi l'altra hanno raccontato i loro ricordi scolastici e parlato di maestri di scuola, di Maestri con la M maiuscola e di maestri "orizzontali", ovvero amici, compagnie, persone non famose ma importanti per un motivo o per l'altro nella crescita di ognuno.

Lucidità, leggerezza e simpatia hanno fatto letteralmente volare un'ora e mezza di "chiacchierata" in cui si è passati dagli argomenti più diversi, conclusa alla perfezione con gli ultimi versi di questo sonetto del Belli e dall'inaspettato piacere di sentir parlare De Mauro in romanesco!


Alessandra Florio








ER MERCATO DE PIAZZA NAVONA

    Ch'er mercordì a mmercato, ggente mie,
Sce ssiino ferravecchi e scatolari,
Rigattieri, spazzini, bbicchierari,
Stracciaroli e ttant'antre marcanzie,
    Nun c'è ggnente da dì. Ma ste scanzie
Da libbri, e sti libbracci, e sti libbrari,
Che cce vienghen'a ffà? ccosa sc'impari
Da tanti libbri e ttante libbrarie?
    Tu ppijja un libbro a ppanza vòta, e ddoppo
Che ll'hai tienuto pe cquarc'ora in mano,
Dimme s'hai fame o ss'hai maggnato troppo.
    Che ppredicava a la Missione er prete?
"Li libbri nun zò rrobba da cristiano:
Fijji, pe ccarità, nnu li leggete."
                                            20 marzo 1834
                Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti

martedì 17 marzo 2015

MATISSE. ARABESQUE.

Gigli, Iris e Mimose 1913
Da non perdere la mostra dedicata alla luce e ai colori del genio della pittura del Novecento, Henry Matisse (1869-1954), ospitata nella sede delle Scuderie del Quirinale. Nel percorso espositivo ho potuto ammirare circa 90 capolavori tra dipinti, disegni e costumi teatrali provenienti da prestigiosi musei europei ed americani, come l’Ermitage di San Pietroburgo e il Puskin di Mosca.
Il titolo della mostra vuole sottolineare la presenza di particolari elementi decorativi orientali, gli arabeschi, che sono un elegante segno pittorico costante nell’attività di Matisse e nel suo rapporto con l’Oriente: una composizione armonica di colori, forme e linee, la passione per le stoffe, le maioliche, gli abiti che si trasformano in colori vivi ed in uno scintillio di segni nelle sue ampie pennellate.
La modernità artistica di Matisse spazia tra i diversi generi pittorici, nei quali rimane costante la fascinazione dell’Oriente, ritratti di figure femminili, odalische, nature morte, paesaggi ispirati alle stampe giapponesi diffuse in Europa alla fine dell’Ottocento. Mi ha subito colpito la natura morta con Gigli, Iris e Mimose del 1913 (proveniente dal Museo Puskin di Mosca), splendida nei contrasti dei colori verde, azzurro e giallo. Nell’ambito dei ritratti femminili spiccano Yvonne Landsberg (1914), sicuramente influenzato dal cubismo di Picasso; Il paravento Moresco (1921) nel quale le due figure femminili sono immerse in un’atmosfera orientale ricca di tessuti e decorazioni; Zorah sulla terrazza (1913), elegante figura femminile dai tratti tipicamente orientali, esposta per la prima volta in Italia.
Alla metà del percorso espositivo si può sostare brevemente nella sala video per vedere l’artista all’opera nel suo atelier in una rara intervista realizzata in occasione del Salon d’Automne a lui dedicato a Parigi.
Il paravento moresco 1921
Da non perdere, accanto ai dipinti e ai disegni, una ricca esposizione di manufatti di provenienza orientale, tessuti, arazzi, maioliche, stampe giapponesi che sembrano quasi dialogare in armonia con gli arabeschi di Matisse.
La mostra è visitabile fino al 21 giugno 2015 con i seguenti orari: da domenica a giovedì dalle 10,00 alle 20,00; venerdì e sabato dalle 10,00 alle 22,30. Sono presenti le audioguide e sono previste visite guidate e laboratori didattici per bambini e ragazzi.

Valeria Puccio



MATISSE. ARABESQUE. 
English version


You shouldn’t miss the exhibition – and its triumph of colors! - of one of the most important painter of the twentieth century, Henry Matisse (1869-1954), hosted by Scuderie del Quirinale. I could see about 90 masterpieces, including paintings, drawings and actor’s outfits, hailed  from prestigious European and American museums, such as the Hermitage in St. Petersburg and Moscow's Pushkin.
The exhibition’s name highlights the presence of oriental decorative elements, the arabesques, that are a constant in all Matisse’s production. They underline his fascination for the East, its fabrics and majolica, and his love for the oriental art, which reveal itself in the the harmonious composition of colors, shapes and lines that marks out all Matisse’s paitings.
This fascination also marks most of the paitings’ subjects: odalisques, still life, and landscapes inspired by Japanese prints, popular in Europe in the late nineteenth century. I was immediately impressed with the still life with Lilies, Iris and Mimosa (1913), a beautiful contrasts of greens, blues and yellows. Of all female portraits stand both Yvonne Landsberg (1914), a paiting certainly influenced by Picasso’s cubism, and the Screen Moresco (1921) in which the two female figures are immersed in an atmosphere of oriental fabrics and decorations.
In the middle of the exhibition you can stop in the video room to see the artist working in his studio, in a rare interview conducted at the Salon d'Automne in Paris (1907).
The exhibition is open until June 21, 2015 at the following times: Sunday to Thursday from 10am to 8pm; Friday and Saturday from 10am to 10.30pm. There are audio guides and for children and teens guided tours and educational workshops.

Translated by Giulia Sorrentino

lunedì 16 marzo 2015

OLTRE IL TEMPO, tra passato e presente

Nell'avveniristico scenario del Museo dell’Ara Pacis si è svolta il 13 e 14 marzo, in occasione delle celebrazioni ufficiali dei Santi Cirillo e Metodio, co-patroni d’Europa e pionieri dell’evangelizzazione del Vecchio continente, la mostra Oltre il tempo, dove fili e tessuti  si legano a storia e memoria.
Due istallazioni, Il Cammino della speranza ed Il Fuoco della speranza, espressione della fede e spiritualità cristiana che attraversa i secoli fondendo l’antica arte della tessitura a telaio con tecniche e materiali moderni ed insoliti. Le artiste e sorelle Marussia e Tania Kalimerova vogliono offrire una speranza, nonché testimonianza, attraverso la vita e le opere dei Santi Cirillo e Metodio, sottolineando l’identità e la cultura della loro nazione di origine, la Bulgaria.




Un Filo di Arianna che unisce Oltre il tempo passato e presente ispirandosi all'opera ed al messaggio salvifico dei due Santi; linguaggio personale di due artiste, specchio dello spirito, tradizionale ma forte, di un Paese che ha conquistato la propria libertà con tenacia.

Al centro del Cammino della speranza, opera di Marissa Kalimerova, è l’antica arte bulgara della tessitura rivisitata in chiave moderna tramite l’interazione di materiali quali seta, lana, rame, bambù e rexon.  Con la voce rotta dall'emozione l’artista descrive i 320 metri di istallazione che le sono costati 15 anni di lavoro, tutto eseguito a mano. Il nobile intento dell’opera è quello di dare forma alla bellezza lanciano un messaggio di speranza alle future generazioni. Ogni passo del cammino di una vita è rappresentato da una riga tramite l’intreccio di colori e materiali inattesi.

Con il Fuoco della speranza Tania Kalimerova vuole portarci a riflettere su come il cammino della speranza passi necessariamente per il fuoco crudele e purificatore dell’esistenza, intaccando, spesso, la volontà di proseguire ed affrontare le difficoltà. La religiosità delle icone si fonde con la materialità delle idee, rappresentata dalla tessitura a telaio verticale, e la leggerezza dello spirito narrata tramite l’ausilio della carta giapponese. Immagini devote e caratteri in cirillico si alternano, di rosso velate, a rammentare l’antico divieto di leggere le Sacre Scritture in una lingua che non fosse il latino.


Il filo come rappresentazione fisica del dialogo, di un percorso lungo e difficoltoso che porta da un capo all'altro nello scambio e nell'unione delle differenze, simbolo della coesione e della speranza necessarie per affrontare le sfide del futuro.


Testimonianza di passione, sensibilità ed abilità manuale, le due opere sono state esposte in prestigiose sedi in Bulgaria, Francia, Italia, rinnovandosi sempre in un percorso itinerante.
Ad arricchire l’Evento una giornata di studi con conferenze dedicate al tema dei due Santi.


Ilenia Maria Melis

sabato 14 marzo 2015

Il Principe dei Sogni in mostra al Quirinale

Dal 17 Febbraio al 12 Aprile, il Palazzo del Quirinale ospita la mostra Il principe dei Sogni. Giuseppe negli arazzi di Pontormo e Bronzino, annunciata in una conferenza stampa tenuta il 25 novembre 2014.


La mostra è allestita all’interno della Sala dei Corazzieri, lungo le cui quattro pareti scorre la Storia di Giuseppe il patriarca ebreo, narrata in venti arazzi e agevolmente spiegata in piccoli totem attraverso la citazione dei relativi passi biblici.

Questa preziosa testimonianza di arte e artigianato del cinquecento fiorentino, è a suo tempo realizzata per esaudire il desiderio di autocelebrazione della nobile famiglia di Cosimo I de Medici, che nelle vicende e vicissitudini dell’eroe biblico riconosce le proprie.

Vendita di Giuseppe 1549
cartone e disegno Agnolo Bronzino
atelier di Jan Rost




Oggi questi arazzi sembrano invece meglio raccontare la storia non di un eroe, ma di un uomo, quale potrebbe essere ognuno di noi, che ha conosciuto e lottato contro sentimenti quali l’invidia, la passione, la violenza e ha scelto infine il perdono e l’amore.

La mostra è un'occasione unica ed imperdibile perché vede riuniti per la prima volta dopo 150 anni questi splendidi arazzi, che i Savoia divisero nel 1882 tra Roma e Firenze. L’ingresso è gratuito e senza bisogno di prenotazione nei giorni feriali da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 18.30. Mentre la domenica, in concomitanza e con le disposizioni dell’apertura al pubblico delle sale di rappresentanza, l'ingresso è dalle ore 8.30 alle ore 12.00.

Giuseppe e la moglie di Putifarre 1546-1547
disegno e cartone di Pontormo
atelier di Jan Rost
Giuseppe perdona i fratelli 1550-1553
cartone e disegno di Agnolo Bronzino
atelier di Nicolas Karcher
























Foto: dato il divieto di fotografare, le immagini sono state ricavate dal sito ufficiale

giovedì 5 marzo 2015

Una visita al Cantiere della Domus Aurea.

C’è tempo fino al 29 Marzo per calarsi nel cuore del Colle Oppio e avere la possibilità di visitare il Cantiere della Domus Aurea. Cantiere perché a seguito del crollo di una delle gallerie traianee nel 2010, si è avviato un programma di messa in sicurezza e restauro, inserito in un più ampio progetto di risanamento della Domus e del soprastante Colle Oppio.
Cantiere ancora perché gli addetti vi lavorano dal lunedì al venerdì, ma è stato consentito ai visitatori l’accesso nei giorni di sabato e domenica.
Calco il caschetto giallo di sicurezza e mi addentro nella Domus, un tempo immensa e a cielo aperto, ora conservata solo in piccola parte, si fa per dire, con le sue 150 stanze e i suoi 250 metri di lunghezza.
Dei preziosi marmi pavimentali e parietali rimangono tracce nelle impronte lasciate nella malta: Traiano li ha prelevati quando ha interrato l’intera opera di Nerone, per costruirvi sopra le sue Terme. Numerose sono invece le volte e le pareti ricoperte di affreschi e di stucchi, questi ultimi un tempo rivestiti di foglia d’oro.



 














Non mi dilungherò sulla preziosità dei materiali, degli arredi, delle statue e sulla vastità della Domus che si estendeva dal Palatino al Celio e all’Oppio, perché ne parlano ampiamente le fonti e ne danno riscontro le indagini archeologiche passate e più recenti. E perché vi consiglio di vedere con i vostri occhi e sentire con le vostre orecchie.


Posso però raccontarvi del cantiere. La sua presenza non passa inosservata e sebbene sia domenica me ne suggerisce i protagonisti intenti al lavoro: aldilà delle ovvie passerelle e impalcature, nei materiali depositati e messi in sicurezza mi sembra quasi di scorgere i tecnici all’opera; nel laser che riporta una parte di affresco al suo colore originario vedo la professionalità di coloro che vi si dedicano.

E, nel modello ricostruttivo della futura stratigrafia del Colle Oppio, la genialità e altissima competenza di ingegneri fisici, di botanici, di ingegneri ambientali, che vogliono da un lato alleggerire il Parco e dall’altro costruire un tappeto drenante, di modo che l’acqua piovana defluisca e non aumenti il peso della terra sulle volte della Domus, com’è accaduto sinora. 





A questo sito si possono rintracciare il progetto, i relativi contributi scientifici ed i costanti aggiornamenti degni di quell’eccellenza italiana che, ahimé, ha il limite di non potersi esprimersi in maniera costante ed omogenea, soprattutto nell’ambito dei Beni Culturali.
Per quanto riguarda la prenotazione alla visita, il sito cui fare riferimento è questo.  

Testo: Paola Cusumano
Foto: Claudia Bosco