Sabato ho visitato la mostra
dedicata a Robert Capa, colui che
può essere considerato il padre del fotogiornalismo. Egli visse infatti la
maggior parte della sua breve vita nei campi di battaglia, scattando oltre
settantamila foto; la passione per il suo lavoro e per la fotografia gli
costerà però la vita: nel 1954, durante la Prima guerra d'Indocina, Capa morì posando il piede su una mina anti uomo.
Nella prima sala, ad accogliere lo spettatore è una
fotografia ritraente Capa che sembra voler accompagnarci lungo il percorso
espositivo e raccontarci delle atrocità che ogni guerra provoca; dalla Sicilia,
passando per Salerno, Napoli, Cassino, fino ad Anzio le immagini in bianco e
nero immortalano la distruzione come
Donna tra le rovine di Agrigento, la paura, evidente in Bambini fuggono su una strada rocciosa
(Sicilia) e Donne fuggono dai
combattimenti (Cassino), la morte,
raccontata dalle toccanti foto Funerale di venti liceali al Liceo Sannazaro. Madri
piangono per i loro figli. (Napoli), nonché dalle parole del diario dello stesso Capa, “Questi bambini
avevano rubato armi e proiettili e combattuto i tedeschi.. mi tolsi il berretto
e presi la macchina fotografica, puntai l’obiettivo sui volti delle donne
distrutte dal dolore che stringevano in mano le foto dei loro figli morti”.
Molte foto sono testimonianza di grande solidarietà e umanità
nei momenti più difficili come Un
uomo porta in braccio una bambina ferita (Sicilia), Un soldato americano benda il piede di un pastore ferito (Cassino)
o Medici assistono un soldato americano
(Anzio).
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Donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943 |
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Un uomo porta in braccio una bambina ferita, 1943 |
Accanto a queste immagini di terrore Capa immortala anche i
momenti in cui si cerca di ritrovare un po’ di normalità e di strappare un sorriso ai più piccoli, a mio parere foto
significative in tal senso sono Due
autisti donna lavorano a maglia vicino all’ambulanza in una pausa tra i
combattimenti (Cassino) e quella in cui un uomo chiacchiera con una bambina
tra le macerie (Sicilia).
Capa nei campi di battaglia, armato solo della sua macchina fotografica, raccontò la guerra dei
soldati e della gente comune che, vittime della stessa strage, lottarono per
ritornare a vivere.
Anna Carla Angileri.
La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio 2014