venerdì 14 marzo 2014

GALLERIA NAZIONALE D’ARTE ANTICA IN PALAZZO CORSINI

Se volete trascorrere una piacevole giornata a Trastevere e magari unire l’utile al dilettevole, allora non perdete l’occasione di vedere la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini.
Palazzo Corsini nel Settecento

Infatti, a pochi passi da piazza Trilussa e dalla movida romana, in via della Lungara, è situato l’elegante edificio settecentesco che ospita la collezione di opere d’arte della raccolta della famiglia Corsini, nobile famiglia romana di origine fiorentina.
Il nucleo principale della raccolta è esposto al primo piano del palazzo che l’architetto Ferdinando Fuga progettò a partire dal 1736 per il cardinale Neri Corsini, ampliando un preesistente edificio cinquecentesco, sul modello della reggia francese di Versailles. Varcato il portone di ingresso e percorsa la maestosa scalinata, vi troverete immersi in un’atmosfera settecentesca, tra dipinti, sculture e rari oggetti d’arredo, la maggior parte dei quali si trova nella posizione che aveva al tempo dei Corsini, un vero e proprio viaggio nel passato.

Galleria del Cardinale
Il percorso del museo comprende otto sale, all’interno di quello che era l’appartamento del cardinale Neri Corsini. 
Si accede all’Anticamera,ingresso dell’appartamento e oggi del museo, si percorrono la Prima Galleria e la Galleria del Cardinale per giungere alla Camera del Camino, elegante ambiente con le pareti e le porte riccamente decorate, dove il cardinale riceveva i suoi ospiti. Quindi si arriva alla Camera dell’Alcova, con una splendida decorazione ad affresco nella volta cinquecentesca, che fu anche la camera da letto della regina Cristina di Svezia durante il suo lungo soggiorno romano nella seconda metà del XVII secolo. Completano il percorso il Gabinetto dei Ritratti, la Camera dei Capolavori e la Camera dei Quadri di Canonizzazione, dove è esposto anche un prezioso mosaico che ritrae il cardinale Neri Corsini con lo zio Lorenzo, che fu eletto al soglio pontificio nel 1730 con il nome di Papa Clemente XII.

Camera dell'Alcova

Da non perdere, tra gli oltre trecento dipinti esposti, il San Giovanni Battista di Caravaggio, il San Sebastiano di Rubens, il Trittico del Giudizio Universale di Beato Angelico, la Madonna col Bambino di Orazio Gentileschi, il Trionfo dell’Amore di Nicolas Poussin.

San Giovanni Battista di Caravaggio

Trittico Beato Angelico

Dalle finestre del museo si può godere di una splendida vista verso il Gianicolo e verso l’Orto Botanico, quello che era il giardino privato dei Corsini, ricco di boschetti, labirinti, cascatelle d’acqua, fontane e sculture antiche.
Palazzo Corsini è anche sede dell’Accademia dei Lincei e della Biblioteca Corsiniana, luoghi di cultura frequentati da studiosi provenienti da ogni parte del mondo.
Il museo è aperto dal mercoledì al lunedì (martedì chiuso) dalle ore 8,30 alle 19,00 ed il biglietto di ingresso costa 5 euro. Sono previste riduzioni e gratuità per giovani, studenti, insegnanti, giornalisti, gruppi scolastici e over 65.
Per ulteriori informazioni potete visitare il sito ufficiale del museo, dove è anche possibile effettuare una visita virtuale e trovare approfondimenti sui capolavori esposti.

Valeria Puccio


venerdì 7 marzo 2014

Alma Tadema e i pittori dell’800 inglese in mostra al Chiostro del Bramante.

Ieri ho visitato la mostra “Alma Tadema e i pittori dell’800 inglese” aperta dal 16 febbraio al Chiostro del Bramante.
Nella puritana Inghilterra della regina Vittoria, artisti quali Alma Tadema, Godward, Moor e compagni, conquistando la classe borghese, si imponevano con la loro pittura diventando promotori di un nuovo gusto il cui scopo è esaltare la bellezza per il piacere di farlo senza l’obbligo di comunicare messaggi morali, religiosi o di dover insegnare qualcosa.
Nelle opere in mostra emblema della bellezza assoluta è la donna; eroina mitologica o biblica, principessa, ninfa, strega o incantatrice, immersa in scenari onirici, misteriosi giardini, sontuosi interni o sullo sfondo di paesaggi marini, essa è sempre la musa accattivante e sensuale che affascina e incanta lo spettatore.
Antigone, di Frederic Leighton (1882)

Visitando le sale del Chiostro, tra le altre, ci troviamo così di fronte all’Antigone di Leighton, l’eroina greca dal volto fiero, la regina Ester di Long che sembra guardare in faccia il proprio destino con risolutezza mentre le mani giunte ne rivelano la rassegnazione, la conturbante protagonista di Il lago incantato di Payne e La ninfa Crenaia di Leighton che, con un gesto ingannevolmente casto, svela invece il suo corpo sensuale.
Nonostante l’ingombrante assenza del celebre Ask me no more, protagonisti indiscussi della mostra sono i dipinti di Alma Tadema; l’artista, nelle sue opere, rivela la passione per l’architettura, gli arredi, gli abiti e i personaggi dell’antica Roma, a darne chiara prova è Le rose di Eliogabalo, opera che chiude la mostra.
Il dipinto ispirato ad un episodio della vita dell’imperatore romano Eliogabalo mostra il contrasto tra la bellezza apparente e la crudeltà reale.

La regina Ester di Edwin Long, 1878

La ninfa Crenaia
di Leighton




Le rose di Eliogabalo di Lawrence Alma-Tadema, 1888

venerdì 28 febbraio 2014

26 febbraio 2014: esposizione del codice Palatino 313, il manoscritto originale della prima Divina Commedia miniata



Lo scorso 26 febbraio  nell'inaspettata -e meravigliosa- cornice della loggia del Primaticcio a Palazzo Firenze, si è svolta la presentazione del Palatino 313 (in prestito eccezionalmente dalla Biblioteca Nazionale di Firenze) e del suo consultabile del fac-simile.





Il codice Palatino 313 è una delle prime edizioni miniate della Commedia, contiene 37 miniature di gusto giottesco attribuite alla bottega di Pacino di Buonaguida.

La presentazione è avvenuta con la collaborazione della società "IMAGO" (realizzatrice dell'opera), dell'archivio di Stato, e della società Dante Alighieri.


L'esposizione è risultata singolare in quanto erano esposti a confronto, e nello spazio di pochi centimetri l'uno dall'altro, l'originale Palatino 313 (di valore inestimabile) e la suddetta copia che era possibile sfogliare.














lunedì 24 febbraio 2014

Musèe D’Orsay - Capolavori



Gae Aulenti nell'edificio.
La mostra in scena al Vittoriano, si presenta come una panoramica sulle collezioni del famoso museo parigino. Il punto di vista adottato prescinde dall’esaltazione di artisti e opere, permettendoci un viaggio che attraversa tutto il 1800 per arrivare ai primi del 1900, in cui è evidente il cambiamento che ha messo fine alla concezione di pittura intesa in senso classico. Introduce la storia del museo stesso, passato da stazione di lusso, a hotel, a penitenziario improvvisato durante la seconda guerra mondiale fino alla rielaborazione a museo diretta dalla grande e da poco scomparsa Gae Aulenti. 

Ben 63 opere ci accompagneranno in un percorso che evidenzia come il dipingere accademico venga pian piano soppiantato da nuove tecniche, nuovi temi, e come la pittura passi da impeccabile esercizio di tecnica a modo per raccontare la realtà quotidiana in dinamico mutamento. Le veneri vengono sostituite da prostitute, ballerine o semplici spettatori di teatro, i santi da portatori di carbone, aborigeni e contadini.  

Alexandre Cabanel - Thamar

Paul Guigou - Lavandière
Paul Gauguin - Le repas













lunedì 2 dicembre 2013

Robert Capa a Palazzo Braschi in occasione del settantesimo anniversario dello sbarco degli alleati in Italia.


Sabato ho visitato la mostra dedicata a Robert Capa, colui che può essere considerato il padre del fotogiornalismo. Egli visse infatti la maggior parte della sua breve vita nei campi di battaglia, scattando oltre settantamila foto; la passione per il suo lavoro e per la fotografia gli costerà però la vita: nel 1954, durante la Prima guerra d'Indocina, Capa morì posando il piede su una mina anti uomo.
La mostra di Palazzo Braschi, intitolata “Robert Capa in Italia, 1943-1944”, intende testimoniare l’attività del fotoreporter in Italia tra il luglio 1943 e il febbraio 1944, quando  seguì ed immortalò gli avvenimenti bellici nel nostro Paese dallo sbarco degli alleati in Sicilia. 
Nella prima sala, ad accogliere lo spettatore è una fotografia ritraente Capa che sembra voler accompagnarci lungo il percorso espositivo e raccontarci delle atrocità che ogni guerra provoca; dalla Sicilia, passando per Salerno, Napoli, Cassino, fino ad Anzio le immagini in bianco e nero immortalano la distruzione come Donna tra le rovine di Agrigento, la paura, evidente in Bambini fuggono su una strada rocciosa (Sicilia) e Donne fuggono dai combattimenti (Cassino), la morte, raccontata dalle toccanti foto Funerale di venti liceali al Liceo Sannazaro. Madri piangono per i loro figli. (Napoli), nonché dalle parole del diario dello stesso Capa, “Questi bambini avevano rubato armi e proiettili e combattuto i tedeschi.. mi tolsi il berretto e presi la macchina fotografica, puntai l’obiettivo sui volti delle donne distrutte dal dolore che stringevano in mano le foto dei loro figli morti”.
Molte foto sono testimonianza di grande solidarietà e umanità nei momenti più difficili come Un uomo porta in braccio una bambina ferita (Sicilia), Un soldato americano benda il piede di un pastore ferito (Cassino) o Medici assistono un soldato americano (Anzio).
Donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943

Un uomo porta in braccio una bambina ferita, 1943

Accanto a queste immagini di terrore Capa immortala anche i momenti in cui si cerca di ritrovare un po’ di normalità e di strappare un sorriso ai più piccoli, a mio parere foto significative in tal senso sono Due autisti donna lavorano a maglia vicino all’ambulanza in una pausa tra i combattimenti (Cassino) e quella in cui un uomo chiacchiera con una bambina tra le macerie (Sicilia).

Capa nei campi di battaglia, armato solo della sua macchina fotografica, raccontò la guerra dei soldati e della gente comune che, vittime della stessa strage, lottarono per ritornare a vivere. 

Anna Carla Angileri.

La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio 2014